Chi sono

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Sono Daniela Spagnolo, Divulgatrice di Gentilezza e Inclusività, Scrittrice di Donne, Blogger, Founder of@kindpowity_bydanielaspagnolo.Nel 2018 esce "Il silenzio del Tempo", edito dalla casa editrice 96-Rue-de-la-Fontaine.Nel 2021 è la volta di "Dora", un noir dai tratti gotici, pubblicato con la LFA PUBLISHER. Nel 2022 arriva "Piccolo Diario di una Cicatrice", ancora edizioni LFA PUBLISHER: un libro interattivo per provare a ripartire dalle proprie cicatrici.Sempre con LFA, nel 2024 esce “L’Urlatrice”, seguito di Dora. A fine 2025 si materializza la filosofia KIND.POWITY, con DELLA KINDPOWITY E ALTRE RIFLESSIONI SUL POTERE DI GENTILEZZA E INCLUSIVITA.Vivo a Grugliasco alle porte di Torino (la mia città natale), e credo nell'impegno sul territorio, che nel 2023 trova realizzazione nella costituzione del PRIMO GRUPPO DI LAVORO sulla DISABILITA’ – GRUGLIASCO, naturalmente evoluto nel COMITATO SPONTANEO per la SENSIBILIZZAZIONE VERSO LA DIVERSITA’ E LA FRAGILITA’ - “INCLUSIVA-MENTE GRUGLIASCO “.Scopri di più su quello che faccio:linktr.ee/daniela.spagnolo_scrittrice

venerdì 3 giugno 2022

4 maggio

La prima volta in cui le gambe non mi hanno retto è stato quando, all'ospedale in cui avevo partorito il mio ultimo figlio, mi dissero che non sapevano dirmi se il bambino fosse maschio o femmina. Questa conversazione monodirezionale avvenne 72 ore dopo il parto.

Caddi ancora di faccia quando la sua pediatra di allora, all’alba dei suoi diciotto mesi, mi disse con noncuranza di portarlo da un neuropsichiatra, visto che non camminava ancora. Nessuna spiegazione in più.

Anche quella fu una conversazione, anzi una comunicazione, a direzione unica, nella quale non trovava posto il mio sentire fatto di paure e dubbi.

Il 2022 sembra dedicarsi, invece, a me: carcinoma al seno destro.

Faccio fatica ancora a dirlo, a nominarlo, figuriamoci a scriverlo, a renderlo obiettivamente esistente.

Insomma: faccio fatica a credere che sia capitato.

Non voglio dire che a me non dovesse capitare “perché io sono io e voi non siete un cazzo”.

Il mio più grosso errore è stato sprofondare in letture amene su trattati di medicina, chimica, financo chirurgia, dei quali non ho capito un’emeritaceppazza.

Non si leggono le cose scientifiche se non hai la preparazione per capirle!!!

Questo, forse, sarà il tatuaggio che mi farò sulla mano destra, quella che mi capita più spesso di incrociare con gli occhi.

Quindi, ora ho una macedonia in testa, e la macedonia, se non è di frutta, genera paura e la paura mi fa andare nel panico.

La paura mi ha fatto iniziare a vivere come sospesa: la mia sensazione è quella di non avere più tempo; è quella che qualunque cosa io faccia, non abbia senso alcuno.

Ma soprattutto, sono arrabbiata con me: per aver investito energia in tutto quanto ora non può essere altro se non inutile.





 

sabato 9 aprile 2022

Perchè sorrido

Proverò a rispondere a chi mi ha detto “Non si può sempre sorridere, perché non va sempre tutto bene”.

Ricordo ancora uno dei miei primi impieghi.

Mi ero diplomata da poco al liceo linguistico e stavo frequentando l’Università, Scienze Politiche, e mi capita di incappare in una persona che mi presenta all’anziano proprietario di una ditta di nicchia della collina di Torino.

Era in un posto trafficato ma sperduto allo stesso tempo, e per arrivarci, coi mezzi pubblici ci mettevo un’ora. Se c’era sciopero, cazzi miei.

Mi fecero un colloquio e mi assunsero subito a tempo indeterminato: gli ero piaciuta.

Non sapevo fare nulla di quel lavoro e le impiegate che mi dovevano formare non avevano voglia né tempo. I tecnici del laboratorio erano simpatici.

A pranzo, due ore di pausa e sparivano tutti: chi a casa, chi con i colleghi più “intimi”.

Per me erano due ore in cui non sapevo che fare.

Non potevo restare all’interno della ditta, perché chiudeva, dunque dovevo cercarmi un posto dove almeno studiare per preparare gli esami che continuavo a dare.

Durai ben poco. Non perché non avessi imparato o non volessi farlo. Ma mi rendevo conto che quando entravo lì, anzi, già quando scendevo dall’autobus, sulla strada senza un briciolo di riparo, sentivo l’angoscia assalirmi.

Avevo ventuno anni e vivevo ancora coi miei.

Avevo due strade davanti: la sicurezza del posto, con un futuro già segnato dalle convenzioni; oppure, la sorte.

Scelsi di scegliere. Andai dal figlio del proprietario e gli dissi che non ce la facevo a continuare, non era quello che volevo. Glielo dissi morbidamente, con qualche accenno di sorriso.

Lui si incazzò.

Poi mi convocò il padre anziano. Mi disse che gli ero piaciuta sin da subito perché lo facevo ridere. E mi disse anche che facevo bene ad andarmene. Io, tanto, ormai avevo già deciso.

Il bilancio fu: due incazzati (il figlio + la persona che mi aveva portato alla ditta e che disse che le avevo fatto fare una figuraccia) e uno felice di avermi conosciuta.

Altra storia, più vicina.

Pandemia.

Non ho abbracciato da subito il principio della Resilienza, ho mantenuto invece una certa Resistenza.

Mi sono imposta di chiamare gli amici cari perché temevo che l’isolamento ci azzerasse i sentimenti.

Una volta, una mia cara amica mi ha detto: “Meno male che ci sei tu, che mi fai ridere”

Mi chiesi, allora: possibile che una persona timida e schiva come me, fosse capace di mostrarsi agli altri con la disinvoltura che serve per farli ridere senza risultare ridicola?

Che fosse quello il mio scopo?

Non lo so. Però adesso sono felice.

Per questo, mi sveglio e mi metto un sorriso sulle labbra. E sorrido alla gente che incontro. E cerco sempre il lato positivo. E provo sempre ad allentare le tensioni. E cerco sempre un modo per risolvere i conflitti, anche quando non mi riguardano. Anche quando non ho nulla per cui sorridere..

Ed è sempre per questo che cerco di stare lontana dalle situazioni tossiche.




domenica 27 marzo 2022

Riflessione ricorrente sul Senso di Colpa.

Il Senso di Colpa è un accessorio molto di moda, non soggetto a saldi: si tratta, infatti, di un articolo continuo.

Grazie alla sua ampia versatilità, esso si abbina perfettamente ad ogni tipologia di outfit, sia esso casual o chic, e veste ogni stagione (anche quelle mezze che non esistono più).

Il suo Target si divide in due: quelli che lo considerano un must have e quelli che, loro malgrado, vorrebbero evitarlo.

E proprio a questi ultimi, generalmente fan del mood “vivi e lascia vivere”, il Senso di Colpa normalmente giunge inaspettato tra capo e collo, e lascia emozioni simili a quelle di un mignolo che si frantuma contro uno spigolo.

Viene gentilmente “regalato”, senza bisogno di particolari occasioni, da quelli della prima categoria, ossia da quelli che il mood “vivi e lascia vivere” non sanno nemmeno cosa sia.  

Tutte queste dinamiche non sarebbero un gran problema, se restassero giochi fini a sé stessi.

Lo diventano, invece, quando iniziano ad andarci di mezzo stomaco e testa e cuore di chi ha un ego dai tratti, diciamo così, sensibili.

Ma siccome è bello vivere tutti insieme, ed ognuno di noi ha sempre qualcosa che giustifica un proprio comportamento, sia esso più o meno piacevole, credo che la soluzione sia una sola…ma non ve la dico, poiché ognuno ha la propria!

La mia, comunque, è sempre “vivi e lascia vivere”.




martedì 8 marzo 2022

8 Marzo lungo un anno

Oggi si parla di donne. Ieri no. Domani neanche. Anzi, mi correggo: se ne parla, ma come se fossimo, ahimè, una specie in via d'estinzione, un bersaglio facile di botte e offese, un oggetto da riporre in vetrina perché siamo troppo delicate.

Allora oggi ci sommergeranno di mimose, che ci procureranno un gran mal di testa. E magari ci porteranno anche a cena fuori. Poi domani: spesa, pranzi e cene da preparare, casa da riordinare, lavoro. Dai che la festa è passata!

Oggi si parla delle donne Ucraine: sono all’improvviso diventate simbolo dell’8 marzo.

Ieri le ignoravamo. Domani tornano ad essere sconosciute.

Oggi ancora si parla delle lotte femministe, delle grandi donne della Storia, delle disparità.

 

Sarebbe curioso, addirittura divertente, se l’8 marzo diventasse il momento per fare gli auguri solo a tutte quelle donne che non si tirano indietro quando c’è da criticare gratuitamente un’altra donna.

Oppure a tutte quelle donne che hanno discriminato un’altra donna per una maternità, per una difficoltà e per qualsiasi altro motivo.

Oppure ancora a quelle donne che si voltano dall’altra parte di fronte ai pericoli vissuti da un’altra donna.

Sarebbe un’occasione di crescita collettiva, nell’ottica del pensiero positivo che vede il cambiamento come qualcosa che deve partire da NOI.

 

Siamo NOI Donne che dobbiamo fare squadra, contro le disuguaglianze salariali e le discriminazioni sul lavoro.

Siamo NOI che dobbiamo metterci in gioco per dare un’impronta alla vita pubblica.

Siamo sempre NOI a dover smettere di aspettarci dagli altri quel rispetto che a volte nemmeno noi ci riserviamo.

Voglio terminare, però, con un raggio di luce: TU, perché sei speciale, anche se te lo dimentichi o te lo fanno dimenticare; anche se ti assalgono i sensi di colpa.

Anche se a volte ti pare di soffocare.

 

A TE, sì proprio a TE, che stai leggendo ora e ti stai chiedendo se ti stia parlando, perché vuol dire che hai colto il senso delle mie parole, auguro un buon 8 marzo lungo un anno intero di rispetto, soddisfazioni personali e lavorative, orgoglio, amore, affetto, lucidità, de tutto quello che desideri.

 

venerdì 4 marzo 2022

FOTO IN METRO: UN ESERCIZIO DI COMPRENSIONE

Quando guardo le immagini di una pubblicità, mi piace andare oltre la superficie, ossia oltre il senso della vista, e immaginare come e perché sia stata pensata in quel modo da chi l’ha studiata e poi realizzata. 

Mi piace immaginare gli istanti prima e dopo lo scatto; cosa si desiderasse evocare con una certa scelta piuttosto che con un’altra angolazione…

In metro in questi giorni è giunta sui roll up pubblicitari una specie di pubblicità progresso che riguarda, ahimè, la guerra in Ucraina.

Oltre che commovente, l’ho trovata subito molto interessante da diversi punti di vista. Ve la descrivo.

Abbiamo due soggetti, un uomo e una donna. La donna indossa la bandiera russa, mentre l’uomo quella ucraina.

Riflettiamo insieme: la Russia è la parte che attacca, l’Ucraina quella che subisce.

È chiaro che con questa scelta di immagine si è voluti andare oltre lo stereotipo della donna come parte debole della mela, o di qualsivoglia frutto (che poi, proprio la mela??? Di tutti i frutti, il meno gustoso e dolce e delizioso è proprio la mela!!! Ma perché scegliere la mela per rappresentare la coppia??? Per la storia di Adamo ed Eva? Gli Adami ancora ce l’hanno con noi Eve perché gli abbiamo fatto fare una figuraccia davanti a Dio, ma non si rendono conto che…vabbè, questa è un’altra storia, la approfondiremo la prossima volta).

E poi, c’è la questione della mano visibile della parte maschile: la voglio vedere come una volontà di sorpassare l’aggressione subita. La parte lesa ha teso una mano e anzi, con la stessa, tiene le mani della parte che l’ha attaccata.

Poi il contorno: mi sembra di intuire che i due soggetti siano stati ripresi in uno spazio molto ampio, che mi ricorda un palazzetto sportivo, e dietro ci sono sicuramente delle altre persone. Quindi: nessun contesto intimo.

Mi sembra di sentirla la folla dietro: vociante, allegra magari. Questa foto deve essere stata scattata in un contesto certamente rumoroso. Ma i due ragazzi sono in silenzio, concentrati uno sull’altro.

Ora, proviamo ad andare oltre la vista: come immaginiamo il prima e il dopo?

Come abbiamo detto, non siamo in un momento di intimità, siamo anzi in mezzo alla folla.

Quindi, io mi immagino questi due ragazzi come due amici, che si sono prestati allo scatto. Un attimo prima sono lì a scherzare, e un attimo dopo tornano a farlo, con le distanze tipiche degli amici.

Oppure sono sentimentalmente legati, e dunque sono riusciti a ritagliarsi uno spazio unico di intimità anche in un momento di caos.

Ora provo a fare un ulteriore esercizio: come immagino la loro vita di tutti i giorni?

Sono giovani e sono in un palazzetto sportivo: allora immagino che si tratti di due studenti dediti anche allo sport a livello agonistico, che in quel momento stanno partecipando a competizioni che magari vedono tra i partecipanti la loro scuola; indossano abiti casual, dunque li immagino abitare in città; li immagino impegnati a scuola e poi con gli amici condividere i momenti liberi.

Scendo le scale per prendere il mio treno e quasi mi pare di averli conosciuti davvero, questi due ragazzi!  

E mi domando se un esercizio come quello ho ho appena inventato io, di investigazione approfondita, possa avere anche un'utilità, oltre quella di farmi immaginare contesti e situazioni che on conosco.

Certo, imparare a guardare oltre la superficie rimane lo strumento più utile per comprendere: su questo non ci sono dubbi. 

Quindi, mi chiedo: quanto andiamo oltre la superficie nelle nostre relazioni? 

Che significa: quanto ho voglia di comprendere chi mi sta di fronte?




giovedì 17 febbraio 2022

Giudici & Giudizi

Il problema di questi nuovo secolo, questo secolo che vive e si sviluppa interamente nell'etere in ciò che non esiste veramente, sono i Giudici. Ma non i Giudici intesi come Magistrati, insomma, quelli che hanno studiato Giurisprudenza. 

No.

I Giudici dell'ultima ora, quelli che sanno sempre tutto; quelli che sono certi di essere sempre nella posizione corretta e, ovviamente, di essere i migliori di tutti gli altri; quelli che non si mettono mai in discussione e pare che guardino il mondo intero da sopra il loro piedistallo.

Però, c'è un però.

Alzi la mano chi di noi non ha mai, MAI, proprio MAI MAI indossato i panni del giudice di qualcun altro. E non vale addurre la pseudo-giustificazione "E però lui/lei ma ha offesa, mi ha fatto stare male,..."

No.
Io ho intrapreso una mia piccola-grande battaglia personale: sensibilizzare le persone verso il linguaggio decisamente offensivo, che vede l'utilizzo di termini dell'ambito delle invalidità, per offendere o deridere.

Bene. Brava!

Ma il limite con il giudizio, anche nel caso di iniziative tanto pregevoli, è molto sottile: anche il corro il rischio di giudicare, dunque.

E se lo faccio, non me ne rendo conto? 

Oppure, tacitamente, mi giustifico?


Beccatevi la puntata sui Giudici e Giudizi della mia Serie IGTV: https://www.instagram.com/p/CZ2IfeVlXfa/




martedì 15 febbraio 2022

STEREOTIPI E ALTRE AMENITA'

 

Oggi la mia vicina di casa, una mamma come me, mi ha chiesto come andasse con l’ansia.

Subito, non ho capito, ma poi lei mi ha spiegato che si riferiva alla puntata sulle forme dell’ansia.

Ecco: questo mi ha dato conferma del fatto che allora i miei deliri in diretta instagram non sono del tutto inutili! Risultano piacevoli e, perché no, riescono ad alleggerire il fine giornata e i pensieri.

Tanti sono i pensieri che nascono e fanno le capriole in testa e poi nello stomaco, perché tante sono le sollecitazioni ricevute e, mi sento di dire, tutte positive.

Si è parlato tanto di stereotipi, in quest'ultimo periodo, e allora vorrei fare un esercizio: quanti e quali sono gli stereotipi, che fanno ormai ahimè parte della nostra vita e del nostro parlato?

Sono certa che, più spesso di quanto pensiamo, usiamo figure, magari sotto forma di battuta, che possono risultare indigeste per altri.

Un esercizio utile è quello di elencarli per provare poi ad eliminarli dal nostro parlato..

Il guaio è che potremmo scoprire che anche noi ne usiamo o ne pensiamo tanti, troppi.

Un altro tema di cui si è tanto ultimamente parlato è l’accoglienza dell’altro, al di là delle apparenze.

Ma, non raccontiamoci frottole: questa dell’accoglienza continua ad essere una favola. Bella, ma pur sempre una favola.

Quante volte non ci siamo sentiti accolti noi, è vero.

Ma quante altre, invece, non siamo stati capaci di accogliere noi per primi?

Che fare, dunque?

Cospargersi il capo di cenere e pentirsi?

Struggersi perché non ci hanno accolti a braccia aperte?

Il cambiamento, se lo vogliamo vedere, deve sempre partire da noi, qualunque sia la situazione.

Dunque, cominciamo NOI per primi, ad accogliere NOI, le nostre debolezze.

Facciamoci caso: quando non riusciamo a sopportare qualcuno, spesso è perché quel qualcuno ci ricorda ciò che in noi definiamo difetti.

Perdoniamoci di più, per accogliere ciò che consideriamo sbagliato in noi, e di conseguenza riusciremmo ad accettare i difetti altrui.

Che poi: ciò che a me sembra un difetto, per qualcun altro potrebbe essere un pregio. Tutto è relativo!

Il risultato finale dovrebbe essere il superamento di un grande freno, il freno-motore dei rapporti umano: il risentimento.

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