Oggi la mia vicina di casa, una mamma come me, mi ha chiesto
come andasse con l’ansia.
Subito, non ho capito, ma poi lei mi ha spiegato che si
riferiva alla puntata sulle forme dell’ansia.
Ecco: questo mi ha dato conferma del fatto che allora i miei
deliri in diretta instagram non sono del tutto inutili! Risultano piacevoli e, perché
no, riescono ad alleggerire il fine giornata e i pensieri.
Tanti sono i pensieri che nascono e fanno le capriole in
testa e poi nello stomaco, perché tante sono le sollecitazioni ricevute e, mi
sento di dire, tutte positive.
Si è parlato tanto di stereotipi, in quest'ultimo periodo, e allora vorrei fare un esercizio: quanti e quali sono gli stereotipi,
che fanno ormai ahimè parte della nostra vita e del nostro parlato?
Sono certa che, più spesso di quanto pensiamo, usiamo
figure, magari sotto forma di battuta, che possono risultare indigeste per altri.
Un esercizio utile è quello di elencarli per provare poi ad eliminarli
dal nostro parlato..
Il guaio è che potremmo scoprire che anche noi ne usiamo o
ne pensiamo tanti, troppi.
Un altro tema di cui si è tanto ultimamente parlato è l’accoglienza
dell’altro, al di là delle apparenze.
Ma, non raccontiamoci frottole: questa dell’accoglienza
continua ad essere una favola. Bella, ma pur sempre una favola.
Quante volte non ci siamo sentiti accolti noi, è vero.
Ma quante altre, invece, non siamo stati capaci di accogliere
noi per primi?
Che fare, dunque?
Cospargersi il capo di cenere e pentirsi?
Struggersi perché non ci hanno accolti a braccia aperte?
Il cambiamento, se lo vogliamo vedere, deve sempre partire
da noi, qualunque sia la situazione.
Dunque, cominciamo NOI per primi, ad accogliere NOI, le
nostre debolezze.
Facciamoci caso: quando non riusciamo a sopportare qualcuno,
spesso è perché quel qualcuno ci ricorda ciò che in noi definiamo difetti.
Perdoniamoci di più, per accogliere ciò che consideriamo
sbagliato in noi, e di conseguenza riusciremmo ad accettare i difetti altrui.
Che poi: ciò che a me sembra un difetto, per qualcun altro potrebbe
essere un pregio. Tutto è relativo!
Il risultato finale dovrebbe essere il superamento di un
grande freno, il freno-motore dei rapporti umano: il risentimento.
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