Diciamo sempre “Sono IN Ansia”, come se fosse un luogo fisico, quasi una stanza.
“Dove sei?”
“In camera mia” no “In Ansia”
Se fosse una stanza, sarebbe davvero piccolina, secondo me, perché
se fosse bella ampia, magari con una terrazza che affaccia sul mare, io ci
starei da Dio, altroché!
Invece, deve avere proprio un aspetto di merda, diciamolo.
La mia è sporca, con pochi mobili; semibuia; con la carta da parati tutta strappata (io odio la carta da parati). Insomma: triste.
Gli ambienti in cui viviamo hanno un peso sulle nostre sensazioni:
stimolano i nostri pensieri e ci fanno vivere al meglio le nostre emozioni. E poi,
tutto si traduce in un benessere anche fisico.
Il luogo, però, non ti abbandona: sei tu che devi decidere
di lasciarlo.
E se, dunque, la prima mossa fosse quella di smettere di
vivere l’ansia come un luogo, per considerarla come un possesso?
Non più “Sono IN ansia”, bensì “HO l’ansia”
A quel punto, potremmo decidere di non volerla più, di lasciarla, di perderla.
Magari ce la rubano, al posto del portafogli.
Nessun commento:
Posta un commento