Chi sono

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Sono Daniela Spagnolo, Divulgatrice di Gentilezza e Inclusività, Scrittrice di Donne, Blogger, Founder of@kindpowity_bydanielaspagnolo.Nel 2018 esce "Il silenzio del Tempo", edito dalla casa editrice 96-Rue-de-la-Fontaine.Nel 2021 è la volta di "Dora", un noir dai tratti gotici, pubblicato con la LFA PUBLISHER. Nel 2022 arriva "Piccolo Diario di una Cicatrice", ancora edizioni LFA PUBLISHER: un libro interattivo per provare a ripartire dalle proprie cicatrici.Sempre con LFA, nel 2024 esce “L’Urlatrice”, seguito di Dora. A fine 2025 si materializza la filosofia KIND.POWITY, con DELLA KINDPOWITY E ALTRE RIFLESSIONI SUL POTERE DI GENTILEZZA E INCLUSIVITA.Vivo a Grugliasco alle porte di Torino (la mia città natale), e credo nell'impegno sul territorio, che nel 2023 trova realizzazione nella costituzione del PRIMO GRUPPO DI LAVORO sulla DISABILITA’ – GRUGLIASCO, naturalmente evoluto nel COMITATO SPONTANEO per la SENSIBILIZZAZIONE VERSO LA DIVERSITA’ E LA FRAGILITA’ - “INCLUSIVA-MENTE GRUGLIASCO “.Scopri di più su quello che faccio:linktr.ee/daniela.spagnolo_scrittrice

venerdì 28 gennaio 2022

Le forme dell'ansia

 Diciamo sempre “Sono IN Ansia”, come se fosse un luogo fisico, quasi una stanza.

“Dove sei?”

“In camera mia” no “In Ansia”

Se fosse una stanza, sarebbe davvero piccolina, secondo me, perché se fosse bella ampia, magari con una terrazza che affaccia sul mare, io ci starei da Dio, altroché!

Invece, deve avere proprio un aspetto di merda, diciamolo.

La mia è sporca, con pochi mobili; semibuia; con la carta da parati tutta strappata (io odio la carta da parati). Insomma: triste.

Gli ambienti in cui viviamo hanno un peso sulle nostre sensazioni: stimolano i nostri pensieri e ci fanno vivere al meglio le nostre emozioni. E poi, tutto si traduce in un benessere anche fisico.

Il luogo, però, non ti abbandona: sei tu che devi decidere di lasciarlo.

E se, dunque, la prima mossa fosse quella di smettere di vivere l’ansia come un luogo, per considerarla come un possesso?

Non più “Sono IN ansia”, bensì “HO l’ansia”

A quel punto, potremmo decidere di non volerla più, di lasciarla, di perderla. 

Magari ce la rubano, al posto del portafogli.




 

venerdì 21 gennaio 2022

DEVIAZIONI E SCAMBI FERROVIARI

Ci siamo lasciati settimana scorsa con un punto fermo, che più fermo non si può: il tempo che passa.

Questo treno, inesorabile, a volte è un accelerato, altre è una tradotta scassata.

Durante questi giorni ho provato a riflettere, ahimè, proprio sugli effetti di questo avanzare.

È a questo punto che dico “AHIME?”.

Allora, innanzitutto, ho preso coscienza di un altro punto fermo che avevo sempre dato per scontato, ma sul quale per la prima volta ho fermato l’attenzione: noi non abbiamo controllo sul fatto che scorra, ma soltanto sul modo in cui lo fa.

“Bella scoperta” direte voi!

È la scoperta della famosa acqua calda, quel genere di scoperta per la quale dobbiamo ringraziare la dottoressa Grazia …a voi il cognome

E dunque, Cuoricini miei, qui si colloca subito un’altra riflessione, proprio sul tema con cui ho iniziato questa nuova serie sui nuovi propositi per questo anno: come lo investiamo il nostro tempo?

Siamo soddisfatti dell’impiego dedicato?

Ed è a questo punto che mi interrogo su quali potrebbero essere quegli ostacoli, quelle deviazioni che mi figuro come degli scambi ferroviari che fanno scattare il cambio dei binari, indipendentemente dalla nostra volontà: le ANSIE, le ABITUDINI MANIACALI.

Possiamo considerarle come tali?

Oppure sono talmente parte di noi che abbiamo finito per integrarle alla perfezione e accettarne l’impiego di tempo e impegno che esse richiedono?

Quali sono le vostre deviazioni, i vostri scambi ferroviari?




venerdì 14 gennaio 2022

L'AUTORITRATTO

Allora, ho provato a fare un autoritratto… e sono uscita vecchia!

Eppure, assicuro di aver seguito punto per punto ogni tratto, tutte le linee del viso, dei contorni, dei tratti interni (leggi: rughe!).

E ho capito che stava proprio lì il problema: la realtà, evidentemente!

Solo che io mi vedo ancora … diciamo… venticinquenne.

Quello è stato l’ultimo compleanno festeggiato con gli amici storici, prima che le vite di maggior parte di noi prendessero la propria forma solida, diciamo.

Ora la Domanda: perché non sono riuscita a catturare la mia immagine?

Non è che io abbia studiato alcunché di tecnica di disegno; quindi, questa potrebbe essere la spiegazione più plausibile.

Tuttavia, credo proprio che la reale questione sia che io, e solo io, non voglio vedere il tempo che passa.

Anzi, che è già passato.

Probabilmente, se ci pensassi, temerei di dover riconoscere di averne perso un po’ senza realizzare qualcosa

martedì 4 gennaio 2022

IL CAPODANNO SECONDO TE

Il Capodanno Masterchef

Il Capodanno Masterchef si inizia a festeggiare già al supermercato, mentre fai la spesa. Così, mentre ordini il pesce, pensi pure a quando friggerlo, senza che pelle, capelli e anima ti si riempiano di fragranza di fritto misto. Normalmente, opti per cucinare nuda e con la cuffia da doccia in testa. Mentre scegli il vino e lo spumante, invece, già ti immagini ubriaca, che balli e fai il trenino tra la cucina e il salotto, coi figli che ti guardano increduli e il marito, incredulo pure lui, che già pregusta la nottata.

 

Il Capodanno Invitato

Se invece sei ospite e hai la fortuna di essere invitata davvero a cena, e non a quei party in stile “pranzo al sacco”, oppure ceni al ristorante, ti alzi lo stesso alle sei come chi deve preparare il cenone - come quella sfigata che ti ha invitato - ma solo perché hai ancora mille faccende da sbrigare assolutamente entro il 31 dicembre, tipo: salutare le amiche, perché poi sia tu che loro partirete chi per Marte chi per Plutone e non vi rivedrete mai più; salutare i genitori e assicurarsi che non passino l’ultimo dell’anno da soli (poi magari gli altri giorni chissene); fare la spesa per i giorni a venire, perché non sia mai che gli avanzi non bastino; cambiare i letti; spolverare; lavare ogni superficie lavabile; dare il bianco; infine, e solo infine, darsi o farsi dare lo smalto.

Nota bene: tutte queste cose le fanno anche quelle sfigate di cui sopra, quelle che hanno invitati a casa propria; solo che queste ultime le faranno rigorosamente dopo la loro personale prova di Masterchef; quindi, verosimilmente lo smalto ce l’avranno un dito sì e uno no, per via del tempo effettivamente rimastogli.

 

Il Capodanno Intellettuale

L’Intellettuale aspetta la Mezzanotte in compagnia di un BUONLIBRO (tutto attaccato, sono i migliori) e con il sottofondo di una musica da camera che farebbe addormentare pure gli iperattivi. È solo, o con poca compagnia altamente sezionata: niente rompicoglioni intorno che propongano la diretta TV di Rai 1 per seguire meglio il conto alla rovescia, o addirittura una tombolata. Anzi: se gli nominate la Tombola, l’Intellettuale ve ne illustrerà le origini e l’evoluzione nel mondo, ma senza metter mano alle monetine. Quando finalmente arriva la Mezzanotte, l’Intellettuale, se è ancora sveglio, festeggia sorseggiando del BUONVINO (sempre tutto attaccato) e poi comincia a tirar fuori dagli scaffali della propria libreria tutti i volumi in essa contenuti e a lanciarli in alto con aria di festa: così, con l’occasione farà l’inventario e getterà via dalla finestra, in un impeto di follia volgare, quelli che non vuole più.

 

Il Capodanno Single

Il Capodanno da single non esclude le prime tre versioni precedentemente descritte: puoi tranquillamente essere single Masterchef, single Invitato, single Intellettuale. Oppure, puoi altrettanto tranquillamente essere single e basta. E allora, avrai due obiettivi, per la notte di Capodanno: oltre all’obiettivo facilmente intuibile, ci sarà quello di DIVERTIRSI. DI-VER-TIR-SI. Assolutamente-sempre-comunque, e tutti gli altri avverbi che vorrai metterci. La serata sarà probabilmente in compagnia di altre coppie e a Mezzanotte scatterà il momento bacio-limonata, ma tu assolutamente-sempre-comunque riderai, e berrai, e salterai e piroetterai e ballerai sempre ridendo, in compagnia di te stesso, finchè pure te stesso, magari, ti lascerà per prendere aria un attimo, fare due parole con gente più equilibrata, e poi tornare a recitare la parte, se è quello che stavi facendo. Buon anno!

 

Il Capodanno con figli

Tirare fino alla mezzanotte sembra cosa facile, ma non lo è. O meglio: lo è quando hai vent’anni e fino a che vivi sotto lo stesso tetto dei tuoi genitori che, si sa, sono sempre stati vecchi, anzi sono nati vecchi e noiosi. Quando poi l’Amore, la Natura, il Fato, la Sfiga vogliono che sia tu a diventare genitore e, dunque, ad intraprendere quella strada inesorabilmente in discesa verso la noia e la vecchiaia, allora ti renderai conto che quei poveri disgraziati dei tuoi genitori non erano né vecchi né noiosi: erano solo stanchi. Stanchi di sentirsi dire “Ho fame, ma quando si mangia?”, “Quando arrivano i nonni?” “Giochiamo a tombola?” “Voglio tirare i mini-ciccioli” “Papà, un petardo è finito nella tazza del water” “Ma quando è mezzanotte?”- alle sette di sera - “Io ho sonno!” – alle dieci - “Io ho fame, ma anche sonno, ma più fame: voglio la pasta!” – alle 11, che ormai in tavola c’è solo più il pandoro – “Io non ho sonno!!” – alle due di notte, quando ormai i festeggiamenti sono andati. Il capodanno con i figli, normalmente si compone di due parti: la prima, quella coi figli svegli, in cui mangi presto, come al solito, fai due giochi di società, ti guardi un film e hai ancora il tempo di appisolarti sul divano sentendo il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica; la seconda, quella dopo che i gagni sono andati a dormire: allora corri a lavarti la faccia per toglierti il torpore del divano, ti infili il tacco, ti versi un bicchiere di spumante, e cerchi così, coi capelli un po’ storti e il trucco appena abbozzato, di recuperare il tempo andato: quel capodanno a Vienna, o quell’altro a Parigi. Poi ti volti, e tuo marito è rimasto in tuta e con le pantofole. Va bhe: dai usciamo sul balcone, chiudiamo gli occhi e baciamoci, che fuori ci sono i fuochi. Speriamo solo che i bambini non si sveglino proprio adesso…

 

Il Capodanno dopo i figli

Il mood del Capodanno dopo i figli, ossia con i figli ormai grandi e autonomi, è lo stesso del Capodanno Single: DI-VER-TIR-SI, assolutamente-sempre-comunque, ma in due. Così l’effetto è duplicato: doppio “riderai” “berrai” “salterai” “piroetterai” “ballerai”; e in questo caso, non farete due parole con gente più equilibrata, perché non ve ne fregherà più niente della gente equilibrata.




venerdì 31 dicembre 2021

2022 ???

Buonasera buonasera Cuoricini!

Ci siamo ci siamo ormai! Siamo agli sgoccioli, anche questo stupendo anno è terminato! Diciamocelo tutti, non ne vedevamo l’ora, forse.

Anche il 2021 ci ha regalato, purtroppo, tanto dolore, che forse ci ha colto, sebbene già coscienti della minaccia, impreparati: perchè forse abbiamo pensato di conoscerla già bene; forse abbiamo continuato a sottovalutare.

Dodici mesi sono lunghissimi.

Se penso che domani sarà il primo di altri 365 giorni un po’ mi viene male! Perché il capo d’anno (staccato, eh!) è pur sempre quello che dà l’impronta! E pare che se cominci male a capodanno, continua male tutto l’anno! Dicono, ma io non ci credo, perchè, personalmente il 2020 l’ho iniziate benissimo, con un cenone top e un trenino, in val di susa, con la neve che scendeva fuori e il camino acceso nel salone. E poi, invece…

Va bhe: si vede che non abbiamo fatto tutti per bene gli scongiuri! Si vede che qualcuno ha fatto le cose senza crederci troppo! Che so: magari non si era messo le mutande rosse? Oppure non ha mangiato le lenticchie!

Lo scorso Capodanno eravamo tutti chiusi in casa, quindi già stiamo facendo dei passi avanti.

Perché un modo potrebbe essere proprio questo: cercare il positivo (non parlo di tamponi!!)

Se dovessi riassumere il 2020, direi che mi ha fatto riscoprire il Tempo. Tant’è che ho finito un nuovo libro!

Se, invece, dovessi trovare una parola per il 2021, direi: Rinascita.

O Rinascite: perché ognuno ha avuto la propria.

C’è chi ha cambiato vita, ad esempio; c’è chi ha ricominciato, dopo aver tenuto duro; chi si è reinventato, chi si è riscoperto, chi ha imparato a dare il giusto peso alle cose e alle persone.

Il mio pensiero, però, va a chi si è fermato. Per la malattia, per l’angoscia, per il peso, per il Fato.

Ecco: io cerco di trovare il positivo in tutto, e poi mi succede che quando lo trovo, mi senta in colpa per chi non ci è riuscito. Dunque, per il 2021 il mio pensiero va a loro.

E poi penso anche a chi ha vissuto gli ultimi mesi nella solitudine degli ospedali o delle RSA (che poi sono ospizi, ma nell’ottica dell’edulcorazione della lingua, non si chiamano più così); alle donne che sono diventate mamme da sole, nella paura e nel dolore.

A chi non ha una casa, che ha continuato ad essere invisibile; ai migranti, che non erano ben visti prima, e ora lo sono ancora meno.

Al personale degli ospedali, che per un altro anno ha lavorato in emergenza; a chi aspetta un intervento, ed ora è di nuovo tutto fermo.

A chi non riusciva a trovare un lavoro prima, figuriamoci adesso.

Penso ai nostri bambini, che continuano a mettere, ligi, la mascherina, ad igienizzarsi le mani e alzarsi i capelli alla fronte per farsi misurare la temperatura, senza più neanche che tu glielo chieda; ai nostri adolescenti, che non hanno più voglia di uscire.

Penso agli ansiosi e agli ipocondriaci, che non hanno vita facile di questi tempi.

E poi penso che, nonostante tutti questi pensieri aulici e degli di lode, questa mattina mi sono spazientita perché alle casse del supermercato quella davanti a me era lenta. E quindi, mi domando: cosa ho imparato, se non riesco neanche ad avere pazienza?

Questa analisi mi porta ad una riflessione: dopo la battuta iniziale, in cui eravamo tutti amici e tutti solidali, in cui avevamo trovato i nuovi “eroi nazionali”, in cui avevamo compassione per l’altro, siamo precipitati nel baratro dell’odio diffuso e indiscriminato, dell’odio sottopelle, dell’odio latente che sembra dormire e invece si risveglia di colpo, magari appunto in coda alla cassa.

E dunque: cosa ci possiamo aspettare dal 2022?

Forse conviene volare ancora basso, concentrarsi su sé stessi per centrarsi bene e riuscire a resistere alle onde, come fossimo su una nave ancora alla deriva? Ma non si rischia, così, di tagliarsi fuori da tutto e anche di abbracciare un’esistenza più egoista?

Non so.

Ma una cosa la so ed è pure certa: quest’anno niente lenticchie e niente mutande rosse, addio agli scongiuri stereotipati.

venerdì 17 dicembre 2021

INDIFFERENTI & PERFETTINI

Ma che problemi hanno certe persone che non riescono a sorridere con gli altri. 

Badate, ho detto CON e non DEGLI altri, che sono evidentemente due cose differenti.

E me lo chiedevo perché, anche se a volte sembra che io viva nel Paese delle Meraviglie, mi accorgo bene delle negatività che ho intorno.

Sono tanti i motivi per sorridere, ma più facilmente non li vediamo, ci accorgiamo delle difficoltà, notiamo solo i torti e non ricordiamo se ci siano mai stati dei gesti gentili.

E parlo anche per me, eh!

Non è che siano sempre tutte rose e violette!

Anzi, Violette fa rima con Bollette, e allora mica mi viene tanto da ridere!

Comunque, torniamo a noi… tra chi non sa ridere, ci sono quelli che secondo me sono i peggiori, che io chiamerei appunto i “PEGGIORI”, va bhe…

Che si dividono in due categorie:

Gli INDIFFERENTI: a questi puoi raccontare tutto, per filo e per segno. Puoi scendere nei dettagli della questione, descrivere ogni passaggio, esporti nudo raccontando i tuoi sentimenti, che tanto loro riusciranno sempre a dirti: “Sai che cosa mi è successo ieri?...”

Ma che cazzo me ne frega?? Ti sto parlando di me! voglio dire, mi ti sono servita su di un vassoio d’argento, e tu che fai? Mi ci butti sopra le patate, ecco! Direi che questi soffrano di una sindrome che definirei Egoismo.

I PERFETTINI: i Perfettini, invece, sono quelli che sanno dire solo una parola, anzi due:

“Sì, però…”

Che cosa? Però, che cosa? Che cos’è che sai e che devi assolutamente dirmi? Ma soprattutto, ti ho forse chiesto qualcosa? E poi, se sei così bravo da perfezionare qualcosa che per me è già perfetto, perché non ti occupi di migliorare la tua di vita, cosicchè non avresti tempo per fare le pulci agli altri?

In questo caso, la sindrome si chiama Arroganza

La conclusione non può che essere una sola, e non è quella di non raccontare più nulla perché questo risulterebbe castrante, soprattutto se siete delle persone comunicative come me!

Inoltre, impedirebbe alla Positività di circolare.

No, la soluzione è IGNORARE.

Perché troveremo sempre delle persone che vorranno puntualizzare sulla nostra vita, ma la cosa non ci deve né toccare né ferire.

venerdì 12 novembre 2021

Il tempo come Impegno Emotivo

Stamattina mio figlio di 6 anni (SE-I-AN-NI!) mi ha detto, mentre lo accompagnavo a scuola:

“Rivoglio la mia vita da piccolo”.

Immediatamente, il mio dannatamente innato senso di colpa si è acceso e, illuminandosi come una svergognata sirena, ha scandagliato la mia attività di madre, da quella più recente a quella meno.

Nonostante l’accuratezza del suddetto senso di colpa nel farmi sentire puntualmente colpevole, anche dopo aver appurato di non esserlo, ho realizzato che il suo potesse essere un modo di dire. Ossia: poteva aver sentito quelle parole e aver deciso di ripeterle così, senza un motivo ben preciso.

La cosa buona di tutto quel pensare, è stati che mi sono fatta una domanda pure io; ossia, mi sono chiesta:

“E io? Vorrei tornare indietro?”

Sono ancora un po’ stupita di come, prontamente, mi sono risposta di no!

No, perché, in effetti, ora mi sono riscoperta; mi sono ritrovata in una nuova dimensione che non apparitene alla mia stessa me di vent’anni fa.

Felice di questa conclusione, non mi son posta ulteriori domande.

Solo ora, dopo la mia diretta di questa sera in cui ho parlato della stretta interconnessione tra ciò che ci fa sorridere e i nostri momenti bui, rifletto sul fatto che la condizione di soddisfazione che mi accompagna ora, in un tempo in cui posso vedere i risultati della mia realizzazione personale, e comprendo che questa stessa realizzazione non sarebbe stata possibile senza l’attraversamento di un passaggio obbligato: il tempo. Proprio quello che vorremmo riavvolgere!




 

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