Buonasera buonasera Cuoricini!
Ci siamo ci siamo ormai! Siamo agli sgoccioli, anche questo stupendo
anno è terminato! Diciamocelo tutti, non ne vedevamo l’ora, forse.
Anche il 2021 ci ha regalato, purtroppo, tanto dolore, che
forse ci ha colto, sebbene già coscienti della minaccia, impreparati: perchè
forse abbiamo pensato di conoscerla già bene; forse abbiamo continuato a
sottovalutare.
Dodici mesi sono lunghissimi.
Se penso che domani sarà il primo di altri 365 giorni un po’
mi viene male! Perché il capo d’anno (staccato, eh!) è pur sempre quello che dà
l’impronta! E pare che se cominci male a capodanno, continua male tutto l’anno!
Dicono, ma io non ci credo, perchè, personalmente il 2020 l’ho iniziate
benissimo, con un cenone top e un trenino, in val di susa, con la neve che
scendeva fuori e il camino acceso nel salone. E poi, invece…
Va bhe: si vede che non abbiamo fatto tutti per bene gli
scongiuri! Si vede che qualcuno ha fatto le cose senza crederci troppo! Che so:
magari non si era messo le mutande rosse? Oppure non ha mangiato le lenticchie!
Lo scorso Capodanno eravamo tutti chiusi in casa, quindi già
stiamo facendo dei passi avanti.
Perché un modo potrebbe essere proprio questo: cercare il
positivo (non parlo di tamponi!!)
Se dovessi riassumere il 2020, direi che mi ha fatto
riscoprire il Tempo. Tant’è che ho finito un nuovo libro!
Se, invece, dovessi trovare una parola per il 2021, direi:
Rinascita.
O Rinascite: perché ognuno ha avuto la propria.
C’è chi ha cambiato vita, ad esempio; c’è chi ha
ricominciato, dopo aver tenuto duro; chi si è reinventato, chi si è riscoperto,
chi ha imparato a dare il giusto peso alle cose e alle persone.
Il mio pensiero, però, va a chi si è fermato. Per la
malattia, per l’angoscia, per il peso, per il Fato.
Ecco: io cerco di trovare il positivo in tutto, e poi mi
succede che quando lo trovo, mi senta in colpa per chi non ci è riuscito.
Dunque, per il 2021 il mio pensiero va a loro.
E poi penso anche a chi ha vissuto gli ultimi mesi nella
solitudine degli ospedali o delle RSA (che poi sono ospizi, ma nell’ottica
dell’edulcorazione della lingua, non si chiamano più così); alle donne che sono
diventate mamme da sole, nella paura e nel dolore.
A chi non ha una casa, che ha continuato ad essere
invisibile; ai migranti, che non erano ben visti prima, e ora lo sono ancora
meno.
Al personale degli ospedali, che per un altro anno ha
lavorato in emergenza; a chi aspetta un intervento, ed ora è di nuovo tutto
fermo.
A chi non riusciva a trovare un lavoro prima, figuriamoci
adesso.
Penso ai nostri bambini, che continuano a mettere, ligi, la
mascherina, ad igienizzarsi le mani e alzarsi i capelli alla fronte per farsi
misurare la temperatura, senza più neanche che tu glielo chieda; ai nostri
adolescenti, che non hanno più voglia di uscire.
Penso agli ansiosi e agli ipocondriaci, che non hanno vita
facile di questi tempi.
E poi penso che, nonostante tutti questi pensieri aulici e
degli di lode, questa mattina mi sono spazientita perché alle casse del
supermercato quella davanti a me era lenta. E quindi, mi domando: cosa ho
imparato, se non riesco neanche ad avere pazienza?
Questa analisi mi porta ad una riflessione: dopo la battuta
iniziale, in cui eravamo tutti amici e tutti solidali, in cui avevamo trovato i
nuovi “eroi nazionali”, in cui avevamo compassione per l’altro, siamo
precipitati nel baratro dell’odio diffuso e indiscriminato, dell’odio
sottopelle, dell’odio latente che sembra dormire e invece si risveglia di
colpo, magari appunto in coda alla cassa.
E dunque: cosa ci possiamo aspettare dal 2022?
Forse conviene volare ancora basso, concentrarsi su sé
stessi per centrarsi bene e riuscire a resistere alle onde, come fossimo su una
nave ancora alla deriva? Ma non si rischia, così, di tagliarsi fuori da tutto e
anche di abbracciare un’esistenza più egoista?
Non so.
Ma una cosa la so ed è pure certa: quest’anno niente
lenticchie e niente mutande rosse, addio agli scongiuri stereotipati.
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