Chi sono

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Sono Daniela Spagnolo, Divulgatrice di Gentilezza e Inclusività, Scrittrice di Donne, Blogger, Founder of@kindpowity_bydanielaspagnolo.Nel 2018 esce "Il silenzio del Tempo", edito dalla casa editrice 96-Rue-de-la-Fontaine.Nel 2021 è la volta di "Dora", un noir dai tratti gotici, pubblicato con la LFA PUBLISHER. Nel 2022 arriva "Piccolo Diario di una Cicatrice", ancora edizioni LFA PUBLISHER: un libro interattivo per provare a ripartire dalle proprie cicatrici.Sempre con LFA, nel 2024 esce “L’Urlatrice”, seguito di Dora. A fine 2025 si materializza la filosofia KIND.POWITY, con DELLA KINDPOWITY E ALTRE RIFLESSIONI SUL POTERE DI GENTILEZZA E INCLUSIVITA.Vivo a Grugliasco alle porte di Torino (la mia città natale), e credo nell'impegno sul territorio, che nel 2023 trova realizzazione nella costituzione del PRIMO GRUPPO DI LAVORO sulla DISABILITA’ – GRUGLIASCO, naturalmente evoluto nel COMITATO SPONTANEO per la SENSIBILIZZAZIONE VERSO LA DIVERSITA’ E LA FRAGILITA’ - “INCLUSIVA-MENTE GRUGLIASCO “.Scopri di più su quello che faccio:linktr.ee/daniela.spagnolo_scrittrice

giovedì 6 aprile 2017

...

Ci sono giorni in cui Daniela avrebbe voglia di scappare a gambe levate il più lontano possibile.
Equivarrebbe a nascondere la testa sotto la sabbia. Sarebbe così bello. Ma occorrerebbe essere soli, senza confronti o domande inopportune. Senza gente che parla a sproposito.
In quei giorni, Daniela li odia tutti. Non ce n’è nessuno che si salvi.
In quei giorni, Daniela vorrebbe che l’umanità si riducesse a lei e a lui. Solo loro stretti stretti, in un abbraccio caldo e protettivo, nutriente per entrambi.
In quei giorni, la vita di Daniela è sconvolta, perché deve fare i conti con la realtà.
Nella realtà ci sono io, che devo combattere con Daniela, perché Daniela vuole uscire fuori e decidere lei, ma non si può fare.

E allora Daniela mi resta bloccata in gola, e mi viene voglia di piangere, ma neanche questo si può fare.

martedì 7 marzo 2017

Save the Children

Ci sono giorni in cui mi dedico alla ricerca del bello per la mia casa. Cerco i dettagli che la possano rendere unica e accogliente. Cambio le tende, metto un po' di colore in più, se voglio più allegria, oppure un po' di bianco sparso per evocare eleganza. Sposto i mobili, scelgo luci calde. Insomma, spreco un po' di soldi, ma alla fine ho una casa più bella, dove rientrare la sera e sentirmi felice, perchè ho chiuso fuori la città sporca
Poi però leggo notizie come quella di oggi, che spiega il rapporto di save the Children sulla Siria, che è diventata l'abisso del mondo civilizzato, la vergogna delle terre d'occidente e d'oriente, dell'emisfero australe e di quello boreale. La macchia nera.
Il rapporto dipinge la situazione dei bambini e degli adolescenti nei luoghi di conflitto: in una sola parola si possono definire "perduti".
E allora che me ne faccio delle mie tendine nuove? Anche guardandole, vedo comunque il marcio che dovrebbero nascondere. La classica domanda mi esce da sola: in che mondo viviamo? Mi verrebbe voglia di cambiarlo, ma come faccio io da sola? Come si fa a convivere con queste domande e, peggio, con certe tragedie?
Sarà banale, ma in effetti è vero: un tempo le comunicazioni erano meno efficienti, molto più lente ed anche più blande. L'ignoranza la faceva da padrona, e in quell'ignoranza si stava comodamente seduti sul divano a bearsi della propria serenità incosciente. Meglio prima o adesso? Non so rispondere. 
Non so rispondere nemmeno guardando gli sguardi che ci propongono gli scatti degli inviati di guerra. E' tutto troppo lontano, e poi ci siamo assuefatti alle immagini di morte. Ci siamo così tanto abituati che fanno effetto solo per pochi minuti, poi sparisce tutto.
Trovo che non venga più dato il giusto peso alle cose, quest è un'altra cosa che mi allontana da questo mondo. Finchè non si smetterà di parlare, negli stessi 30 minuti, di morte e devastazione a poche ore di volo da qui e di calcio, sfilate di moda, ultime tendenze e cazzate simili credo che non si riusciranno a trovare le risposte che quegli occhi chiedono. 


http://www.lastampa.it/2017/03/07/esteri/la-generazione-perduta-della-siria-z0NxxDWscZEPRaRS8FbRBN/pagina.html 

venerdì 17 febbraio 2017

Aristotele, Kant, pomodori e tag

Questo è il monto delle etichette. Si vuole catalogare tutto, i cataloghi ci sommergono e i cataloghi stessi hanno fatto l'upgrade, per raggiungere anche chi non legge, e sono diventati virtuali. 
Questo è anche il mondo dei cassetti, ben chiusi ed esteriormente in ordine, dai quali non deve fuoriuscire niente, perché se no stona con il resto dell'ambiente.
Questo è il mondo del disagio, ovunque e comunque. C'è talmente tanto disagio che qualcuno è pure arrivato ad esaltarlo, creando l'ashtag apposito #mainagioia. Che ci sarà poi di così divertente per postare con questa etichetta.
Ecco, di nuovo loro, le etichette. I tag. 
Varie sfumature sotto i maxi raggruppamenti.
Pomodori Prima Scelta, Pomodori Seconda Scelta. E poi: sotto la Prima Scelta, pomodori oblunghi, pomodori pachino, pomodori da insalata. La Seconda Scelta si spiega da sé, non ha sotto-categorie perché tanto con un cappello così cosa importa di definirli ulteriormente? Infine, l’abisso: Pomodori Marci.
Ma non siamo tutti Pomodori? Sì, ma bisogna definire bene se sei di Prima Scelta o no.
Il pomodoro dell’avvocato mica può essere di Seconda Scelta o, peggio, Marcio.
Vabbè, le ragazzate le fanno tutti!
E poi, sotto la Prima Scelta c'è tutta una varietà di realtà che mica possono essere messe tutte sullo stesso piano. No, certo che no! L’avvocato sarà anche avvocato, ma mica ha un titolo di antica derivazione nobiliare!
Ma non era il mondo della globalizzazione?
Sì, ma che vuol dire? La Seconda Scelta c'è sempre, quando non c'è quella Marcia, addirittura.
Anche quella Marcia c'è sempre.
E tu a struggerti, per non rientrare in nessune di queste due categorie.
Le categorie. Chi ne ha parlato per la prima volta?
Per Aristotele le categorie sono, citando Wikipedia, “I gruppi o i generi sommi che raccolgono tutte le proprietà che si possono predicare dell'essere. Sono i predicamenti dell'essere, che si riferiscono a qualità primarie (le essenze immutabili degli oggetti), o secondarie (gli accidenti che possono cambiare). Le categorie sono in tutto dieci: la sostanza, la qualità, la quantità, la relazione, il dove, il quando, il giacere, l'avere, l'agire, il subire. Ogni elemento della realtà può essere fatto rientrare in una di queste categorie".
Semplice. Conciso. Disarmante. Non troppo invalidante, perché non applicabile alla persona.
È con Kant che abbiamo l’evoluzione, anzi secondo me la degenerazione: sempre citando Wikipedia “Le categorie kantiane appartengono all'intelletto; diventano cioè delle funzioni a priori, dei modi di funzionare del nostro pensiero che inquadrano la realtà secondo i propri schemi precostituiti. Non si applicano alla realtà in sé, ma solo al fenomeno”.
Secondo me, Kant faceva parte di qualche gruppo parrocchiale, particolarmente dedito al taglio e cucito.
Aristotele non se lo fila più nessuno: troppo antico, demodè, vintage! Aristotele è solo uno dei padri del pensiero filosofico occidentale, ma questo in effetti non vuol dire che debba dettar legge.
Kant è il precursore dell’atteggiamento borghese. Ma, in fondo, la critica è un atteggiamento che si adatta ad ogni rango sociale e ad ogni livello culturale. È un pezzo del dna, che si attiva sotto determinate sollecitazioni.
Lasciando perdere Aristotele e Kant, perché tanto non li conosciamo mica, ci preoccupiamo di chiudere bene i cassetti, di non far uscire niente, perché i panni sporchi si lavano in casa, quando funziona la lavatrice.
E allora, imbellettiamoci tutti, mettiamoci in ordine, omologhiamoci agli status riconosciuti.
Ma prima, già alla nascita, bisogna superare il test dei test: prima o seconda scelta? Quando proprio non sei marcia.










venerdì 10 febbraio 2017

PENSIERI SURREALI

Oggi piove e fa freddo. E' triste l'inverno, quando non è Natale.
Dovrebbe essere inverno dall' 8 dicembre fino al 6 gennaio, tutto fatto di neve soffice, ferie e vacanze da scuola. Il resto, primavera fino all'estate e poi di nuovo primavera.
E' triste l'inverno e la gente lo è ancora di più. Quando parlo della gente lo faccio sempre come se parlassi di qualcun altro, ma la gente lo sono anch'io. Quando dico che la gente è stupida, lo sono anche io, e lo sono ancora di più, perchè mi ritengo più furba mentre qualcuna altro, nello stesso momento, sta pensando di me come "gente stupida".
E' triste l'inverno quando incontri solo facce buie e tirate, fa freddo e non lo sopporti.

Esco dalla metro, l'aria è ghiacciata, mi tuffo a scuola. I bambini ridono, giocano, sono felici.
Ma come è possibile? Fuori fa freddo, piove, non si può fare nulla. Come fate ad esser felici?
"Oggi la maestra mi ha dato un premio!".
Grazie maestra! Sei proprio brava! Non è un mestiere facile, anzi, secondo me non è neanche un mestiere. Come il medico, o l'infermiere: sono vocazioni. Più che fare il prete o la suora.
Usciamo, io sudata marcia (perchè a scuola fa caldo tipo in una sauna), tutti chiusi nei nostri cappotti. Io più chiusa di prima. "Dai dai, che esce tuo fratello, spicciamoci!". Lui saltella, canticchia, mi guarda, sorride, mi da la mano.
"Perchè saltelli e canticchi, che fa un freddo cane e io vorrei solo essere chiusa in casa? Cos'hai da sorridere?".
Niente, non risponde, non mi sente nemmeno. Che fortuna. Sente solo i suoi pensieri felici.
Non vede le strade sporche, il traffico, lo smog.
"Il marciapiede è un fiume di lava, gli alberi spogli sono creature fantastiche e le gocce di pioggia sono tutte da evitare per non farsi colpire. Poi, penso che domani il mio compagno Fabio mi ha promesso che mi porta un giocattolino da vedere e forse me lo regala. La la la..".

Quando è che ho smesso di pensare bambino? Quando ho visto le cose per come erano realmente. Deve essere stato nel passaggio dalla quinta elementare alla prima media.
Da quel momento, per me la strada sporca era solo una lurida strada sporca e le pozzanghere delle luride pozzanghere. Qualcuno aveva deciso che non era più tempo per pensare bambino e mi hanno sbattuto in faccia il mondo. Allora mi sono vista brutta, le mie compagne erano tutte fighe, invece. I ragazzi guardavano solo le altre e io ero brava a studiare e basta. Facevo ancora tanti disegni, come alle elementari, ma sempre meno, fino a non farne più. I miei quaderni erano solo molto ordinati, ma senza colore.

Nel mondo dei bambini le strade sono fiumi e le pozzanghere laghi verticali profondissimi, dove puoi cadere. Il cielo è la terra e noi siamo a testa in giù. Le nostre orribili città sono paesi di campagna, senza auto nè asfalto, solo sentieri sterrati con i fiorellini e l'erba ai bordi. E tante, tante risate scintillanti.
Mi sto allenando a vederlo anche io, ma serve tanto esercizio perchè bisogna spegnere il cervello, farlo riposare per un po (il cervello è un organo molto elastico e si ricarica subito!) per farlo scaricare dalle cazzate sentite tutto il giorno. A quel punto ci sei ma non sei lì. La gente, questa volta l'altra gente davvero, ti vede e anche tu vedi gli altri, ma con un filtro diverso, come su instagram (ma molto meglio!). Giuro che non mi fumo niente quando faccio queste esperienze di pensiero bambino e la cosa bella è proprio questa.
Al che uno potrebbe obiettare che "La fai facile tu, ti va tutto bene nella vita!". 
E' vero, mi va tutto bene. Sto bene (faccio le corna!), mio marito mi ama (faccio le corna anche qui, ma nel senso di scongiuri!!), i miei figli pure. E poi altre cose che non mi va di dire.
Eppure non ho soldi, la mia casa è piccola e siamo in cinque, faccio una fatica bestiale tutti i giorni per star dentro agli orari che mi sembra di vivere in una prova di Giochi Senza Frontiere, i bambini mi riempiono di capricci dal lunedì alla domenica H13 (le ore che mancano sono quelle che dormono), il lavoro che faccio è tutto tranne che fantasioso (e io adoro fantasticare), spesso anche se parlo e dico cose sensate, vengo bellamente ignorata. E poi altre cose che non mi va di dire.
Meno male che nel quartiere dove abito io ci sono i palazzi, ma le strade sono sentieri sterrati con i fiorellini, i cani non fanno la cacca ovunque, quando piove ci sono i laghi verticali e io  sono una scrittrice realizzata.



martedì 13 dicembre 2016

Le mani "togli ciccia"

In questo periodo dell'anno vorrei avere le mani "togli-ciccia".
Le mani "togli-ciccia" sono un po' come le mani di Re Mida, solo che invece che trasformare in oro tutto ciò che toccano, le mani "togli-ciccia"fanno scomparire la ciccia ad ogni tocco.
Un mezzo piatto di pastasciutta di troppo? 
Qualche fetta di salame in più? ù
Un quarto di bue che non trova posto nello stomaco e chiede asilo sulle chiappe, dopo aver già sforato il giro vita? 
Una toccata con le mani "togli-ciccia" e via i centimetri e l'adipe in più.
Attenzione, perchè le mani "togli-ciccia" non funzionano solo su sè stessi, bensì sono un vero portento anche sulla fauna che ci circonda. Per esempio: tuo marito si è un po' imburzito dopo anni di assenza di esercizio al baccaglio? Una carezza ben assestata, via i rotoli e benvenuta tartaruga! Occhio, però, a non scendere troppo, altrimenti vi resta solo la tartaruga nello zoo marino...
Sotto Natale e, in generale, sotto le feste, le mani "togli-ciccia" fanno comodo perchè con una passata spariranno tutti i pesantori sullo stomaco, compresi quelli, eventuali, si intende, sotto forma di visitatori indesiderati: la dieta e i sorrisi tirati saranno solo più in ricordo.

martedì 6 dicembre 2016

La Vetrina

L'autobus su di me deve avere un effetto catartico.
Questa mattina in viaggio sull'autobus, appunto, per recarmi al lavoro, mi sono auto psicanalizzata. E' stato come farsi una doccia e sentire e vedere la sozzura che si scioglieva sotto l'acqua, che si accartocciava su sè stessa e rotolava via lungo la pelle.
Quella parte immonda erano i legami deboli e precari.
Io sono figlia unica e gli amici per me hanno sempre colmato un vuoto grande come un abisso.
Ricordo ancora con malinconia i pomeriggi vuoti, in assenza di una compagnia con la quale condividere i pensieri bambini e poi quelli adolescenziali. Ricordo la felicità dell'andare a scuola, dove finalmente incontravo i miei pari e con loro ritrovavo la spensieratezza che si contrapponeva alla pesantezza dei fine settimana a casa.
L'amicizia è un dono, per me. Un dono caro nel quale trovare un calore che mi è mancato nell'infanzia. Un calore diverso da quello che ti possono dare i genitori, anche i più amorevoli, poichè da essi hai la necessità di distinguerti e l'amicizia è la palestra dove testare le proprie emozioni e costruire la propria personalità.
Proprio per questo, le amicizie si costruiscono con fatica, misurandosi tutti i giorni con i difetti dell'altro e riconoscendo, in questo esercizio, i propri, in un processo che porta a smussare gli angoli e aprirsi oppure a chiudersi e acuire le difese.
Ho sempre sentito parlare di ricetta dell'amicizia. Io purtroppo non sono molto brava in cucina, ma mi diletto volentieri, fatto sta che nel caso dei rapporti con altre persone non ho mai fatto mancare il Rispetto. Se mancasse, sarebbe come non mettere il lievito nella pizza o il sale nella pasta...  
Detesto magiare la pasta senza sale! E' una sofferenza! Per lo stesso motivo, non posso accettare che mi si manchi di rispetto. La reciprocità sta ala base dei rapporti umani, ma ce lo siamo dimenticato. 
Io ho tantissimi difetti (potete chiedere a mia madre!), che mi fanno essere antipatica, cattiva, iraconda, permalosa,..ce n'è uno che mi fa star male, ed è la fiducia nel prossimo e la scarsa considerazione del mio valore.
Nell'era dei Social, è tutto più immediato. Siamo subito tutti "amici" e per chi come me adora conoscere gente nuova è una pacchia. Ma, riflettevo, quelle amicizie immediate non hanno avuto il tempo di lievitare sotto le coperte, come la pizza che si fa in casa, al calore dei sentimenti reciproci, delle conoscenze per gradi, degli sguardi di intesa, delle parole dette in confidenza, degli abbracci...
Sono amicizie effimere che si perdono dietro a parole scritte nella foga del momento e mal comprese. Sono figlie della fretta e, paradossalmente, dell'individualismo. Sono amicizie mute, nelle quali non si possono applicare le stesse tecniche dei rapporti reali, poichè cresce il rischio di scontrarsi con egoismo e paura di mostrarsi per quello che si è. Anzi, a volte è addirittura impossibile mostrarsi.
Allora mi chiedo: qual'è il senso? Davvero è solo quello di avere una vetrina, come nel Rossenbuurt? Allora attenzione: sotto Natale le vetrine diventano più belle di quanto non siano in realtà...



giovedì 3 novembre 2016

Cassetti

Domenica mattina ho deciso di riordinare i cassetti del comò.
Glisserei sul fatto che dedicarsi ad un'attività di pulizia la domenica mattina potrebbe essere ragione di tristezza.
Quando voglio fare pulizia nei cassetti, io li svuoto completamente: comincio in maniera ordinata a tirare fuori le cose in essi contenute e le appoggio sul tavolo o sul letto, dipende da dove mi trovo. Con l'occasione, faccio anche una bella pulizia delle cose che non voglio più tenere, che separo da quelle buone lanciandomele alle spalle, non in senso figurato, ma proprio in senso letterale. Devo dire che quest'ultima operazione ha un piacevole effetto liberatorio.
Una volta terminata questa prima fase, prendo la spugnetta, pulisco per bene il fondo del cassetto, quindi lo asciugo.
Solo allora mi posso mettere e sistemare, secondo un nuovo criterio che rispecchi meglio le mie nuove esigenze, il contenuto.
Leggendo le diatribe che hanno interessato in questo periodo recente la giunta comunale di Torino, ho pensato subito a me che rifaccio i cassetti.
Se voglio fare una vera pulizia, devo ribaltare tutto e ricostruire tutto ex novo, altrimenti non riesco proprio a star tranquilla. Ossia, non posso fare finta di aver pulito se mi occupo solo di quello che sta in superficie, è più forte di me, non mi sento proprio a posto con la coscienza! 
Non credo di esagerare se dico che è un po' quello che l'attuale giunta comunale di Torino sta facendo.
alcuni li hanno paragonati a dei bambini maleducati che rompono i giocattoli buoni.
io, invece, li vedo come le brave massaie che si impegnano a fare pulizia nel modo che ho descritto prima (lo so, sto peccando di vanità perchè mi sono appena data della brava massaia, perdonatemelo!).
se si il sistema torino secondo loro, e secondo il sentire dell'elettorato che li ha votati, anche se molti ora si dicono pentiti, non funziona,. allora perchè tenerlo in piedi? Questo vale su ogni fronte, a prescindere dai risultati ottenuti sino ad ora. anche perchè noi fruitori e spettatori, non possiamo esser certi del fatto che esso sia il migliore dei risultati ottenibili.
la sindaca giustamente obietta il fatto che il funzionamento di una città non può basarsi sulle iniziative di un singolo, poichè ne diventerebbe schiava.
Personalmente condivido un'azione di scardinamento di un sistema che non si ritiene funzionale, a patto che ne sia prevista la sostituzione con uno maggiormente all'altezza delle aspettative e che dia risultati concreti e, soprattutto, di lungo respiro.
Quello che invece lamento è stata la mancata applicazione della medesima tecnica di repulisti anche ad altri ambiti, dove tutto è rimasto come era con il predecessore e, soprattutto, dove si continua ad ignorare la posizione delle famiglie: ben venga una rivoluzione volta a cercare una maggiore trasparenza e risultati più concreti per il territorio, ma sarebbe auspicabile che non si usino pesi e misure diversi a seconda degli interessi in gioco.
Sarebbe ulteriormente apprezzabile che la persone scelte per entrare nelle stanze dei bottoni siano degne di tale onore, ed onere, cosa che invece non sempre pare sia: il rispetto per le fatiche quotidiane della gente comune dovrebbe venire prima di ogni cosa e riempire la mente di chi ci governa, ma pare che spesso, una volta seduti sulle poltrone che contano, i pensieri e le attenzioni siano rivolti ad altro.
Spesso mi sono detta anche io pentita della scelta fatta nell'urna lo scorso giugno. Eppure, riflettendo bene, era chiaro sin dall'inizio che si sarebbe operato un meticoloso sistema di revisione.
Quello che mi sento di dire, spezzando una lancia in favore del nuovo governo cittadino, è che mi pare che ci sia la volontà di definire le operazioni e gli operatori in maniera chiara, come un ente pubblico è tenuto a fare. La cultura è certamente importante, ma non mi sento di dire che i mercatini di natale siano cultura, o che lo sia la sola mostra di Manet, o ancora che lo siano gli spettacoli di capodanno in piazza. La cultura è qualcosa che ci costruiamo noi stessi in primis nel privato. 
Una città può fare tutte le mostre che vuole, ma se esse continuano ad avere prezzi proibitivi per le famiglie, queste ne resteranno tagliate fuori: un biglietto che costa 15 euro a persona è qualcosa di folle per una famiglia con bambini! Possibile che i grandi pensatori dell'ultimo minuto, che si stanno scagliando contro questa sindaca che "ha cancellato tutti gli eventi", Questo propri non lo capiscano?
Per forza di cosa, ai miei figli la cultura la faccio respirare nei musei, nelle piazze piene di monumenti e di storia. Non mi pare che si stiano chiudendo i musei o radendo al suolo le piazze. Proviamo a valorizzare di più i simboli di cultura stanziali e duraturi: forse è questa la strada?
Inorridisco a sentire certe alte cariche governative dire che il Natale è il momento fondamentale per il commercio...non sono una cattolica integralista, ma per favore, proviamo almeno a non dire certe bestemmie.



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MAMME BELLE

Edoardo: "Mamma, tu sei bella". Mamma: "Grazie. Tutte le mamme sono belle". Edoardo: "Non è vero, solo tu". ...