Chi sono

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Sono Daniela Spagnolo, Divulgatrice di Gentilezza e Inclusività, Scrittrice di Donne, Blogger, Founder of@kindpowity_bydanielaspagnolo.Nel 2018 esce "Il silenzio del Tempo", edito dalla casa editrice 96-Rue-de-la-Fontaine.Nel 2021 è la volta di "Dora", un noir dai tratti gotici, pubblicato con la LFA PUBLISHER. Nel 2022 arriva "Piccolo Diario di una Cicatrice", ancora edizioni LFA PUBLISHER: un libro interattivo per provare a ripartire dalle proprie cicatrici.Sempre con LFA, nel 2024 esce “L’Urlatrice”, seguito di Dora. A fine 2025 si materializza la filosofia KIND.POWITY, con DELLA KINDPOWITY E ALTRE RIFLESSIONI SUL POTERE DI GENTILEZZA E INCLUSIVITA.Vivo a Grugliasco alle porte di Torino (la mia città natale), e credo nell'impegno sul territorio, che nel 2023 trova realizzazione nella costituzione del PRIMO GRUPPO DI LAVORO sulla DISABILITA’ – GRUGLIASCO, naturalmente evoluto nel COMITATO SPONTANEO per la SENSIBILIZZAZIONE VERSO LA DIVERSITA’ E LA FRAGILITA’ - “INCLUSIVA-MENTE GRUGLIASCO “.Scopri di più su quello che faccio:linktr.ee/daniela.spagnolo_scrittrice

martedì 6 dicembre 2016

La Vetrina

L'autobus su di me deve avere un effetto catartico.
Questa mattina in viaggio sull'autobus, appunto, per recarmi al lavoro, mi sono auto psicanalizzata. E' stato come farsi una doccia e sentire e vedere la sozzura che si scioglieva sotto l'acqua, che si accartocciava su sè stessa e rotolava via lungo la pelle.
Quella parte immonda erano i legami deboli e precari.
Io sono figlia unica e gli amici per me hanno sempre colmato un vuoto grande come un abisso.
Ricordo ancora con malinconia i pomeriggi vuoti, in assenza di una compagnia con la quale condividere i pensieri bambini e poi quelli adolescenziali. Ricordo la felicità dell'andare a scuola, dove finalmente incontravo i miei pari e con loro ritrovavo la spensieratezza che si contrapponeva alla pesantezza dei fine settimana a casa.
L'amicizia è un dono, per me. Un dono caro nel quale trovare un calore che mi è mancato nell'infanzia. Un calore diverso da quello che ti possono dare i genitori, anche i più amorevoli, poichè da essi hai la necessità di distinguerti e l'amicizia è la palestra dove testare le proprie emozioni e costruire la propria personalità.
Proprio per questo, le amicizie si costruiscono con fatica, misurandosi tutti i giorni con i difetti dell'altro e riconoscendo, in questo esercizio, i propri, in un processo che porta a smussare gli angoli e aprirsi oppure a chiudersi e acuire le difese.
Ho sempre sentito parlare di ricetta dell'amicizia. Io purtroppo non sono molto brava in cucina, ma mi diletto volentieri, fatto sta che nel caso dei rapporti con altre persone non ho mai fatto mancare il Rispetto. Se mancasse, sarebbe come non mettere il lievito nella pizza o il sale nella pasta...  
Detesto magiare la pasta senza sale! E' una sofferenza! Per lo stesso motivo, non posso accettare che mi si manchi di rispetto. La reciprocità sta ala base dei rapporti umani, ma ce lo siamo dimenticato. 
Io ho tantissimi difetti (potete chiedere a mia madre!), che mi fanno essere antipatica, cattiva, iraconda, permalosa,..ce n'è uno che mi fa star male, ed è la fiducia nel prossimo e la scarsa considerazione del mio valore.
Nell'era dei Social, è tutto più immediato. Siamo subito tutti "amici" e per chi come me adora conoscere gente nuova è una pacchia. Ma, riflettevo, quelle amicizie immediate non hanno avuto il tempo di lievitare sotto le coperte, come la pizza che si fa in casa, al calore dei sentimenti reciproci, delle conoscenze per gradi, degli sguardi di intesa, delle parole dette in confidenza, degli abbracci...
Sono amicizie effimere che si perdono dietro a parole scritte nella foga del momento e mal comprese. Sono figlie della fretta e, paradossalmente, dell'individualismo. Sono amicizie mute, nelle quali non si possono applicare le stesse tecniche dei rapporti reali, poichè cresce il rischio di scontrarsi con egoismo e paura di mostrarsi per quello che si è. Anzi, a volte è addirittura impossibile mostrarsi.
Allora mi chiedo: qual'è il senso? Davvero è solo quello di avere una vetrina, come nel Rossenbuurt? Allora attenzione: sotto Natale le vetrine diventano più belle di quanto non siano in realtà...



giovedì 3 novembre 2016

Cassetti

Domenica mattina ho deciso di riordinare i cassetti del comò.
Glisserei sul fatto che dedicarsi ad un'attività di pulizia la domenica mattina potrebbe essere ragione di tristezza.
Quando voglio fare pulizia nei cassetti, io li svuoto completamente: comincio in maniera ordinata a tirare fuori le cose in essi contenute e le appoggio sul tavolo o sul letto, dipende da dove mi trovo. Con l'occasione, faccio anche una bella pulizia delle cose che non voglio più tenere, che separo da quelle buone lanciandomele alle spalle, non in senso figurato, ma proprio in senso letterale. Devo dire che quest'ultima operazione ha un piacevole effetto liberatorio.
Una volta terminata questa prima fase, prendo la spugnetta, pulisco per bene il fondo del cassetto, quindi lo asciugo.
Solo allora mi posso mettere e sistemare, secondo un nuovo criterio che rispecchi meglio le mie nuove esigenze, il contenuto.
Leggendo le diatribe che hanno interessato in questo periodo recente la giunta comunale di Torino, ho pensato subito a me che rifaccio i cassetti.
Se voglio fare una vera pulizia, devo ribaltare tutto e ricostruire tutto ex novo, altrimenti non riesco proprio a star tranquilla. Ossia, non posso fare finta di aver pulito se mi occupo solo di quello che sta in superficie, è più forte di me, non mi sento proprio a posto con la coscienza! 
Non credo di esagerare se dico che è un po' quello che l'attuale giunta comunale di Torino sta facendo.
alcuni li hanno paragonati a dei bambini maleducati che rompono i giocattoli buoni.
io, invece, li vedo come le brave massaie che si impegnano a fare pulizia nel modo che ho descritto prima (lo so, sto peccando di vanità perchè mi sono appena data della brava massaia, perdonatemelo!).
se si il sistema torino secondo loro, e secondo il sentire dell'elettorato che li ha votati, anche se molti ora si dicono pentiti, non funziona,. allora perchè tenerlo in piedi? Questo vale su ogni fronte, a prescindere dai risultati ottenuti sino ad ora. anche perchè noi fruitori e spettatori, non possiamo esser certi del fatto che esso sia il migliore dei risultati ottenibili.
la sindaca giustamente obietta il fatto che il funzionamento di una città non può basarsi sulle iniziative di un singolo, poichè ne diventerebbe schiava.
Personalmente condivido un'azione di scardinamento di un sistema che non si ritiene funzionale, a patto che ne sia prevista la sostituzione con uno maggiormente all'altezza delle aspettative e che dia risultati concreti e, soprattutto, di lungo respiro.
Quello che invece lamento è stata la mancata applicazione della medesima tecnica di repulisti anche ad altri ambiti, dove tutto è rimasto come era con il predecessore e, soprattutto, dove si continua ad ignorare la posizione delle famiglie: ben venga una rivoluzione volta a cercare una maggiore trasparenza e risultati più concreti per il territorio, ma sarebbe auspicabile che non si usino pesi e misure diversi a seconda degli interessi in gioco.
Sarebbe ulteriormente apprezzabile che la persone scelte per entrare nelle stanze dei bottoni siano degne di tale onore, ed onere, cosa che invece non sempre pare sia: il rispetto per le fatiche quotidiane della gente comune dovrebbe venire prima di ogni cosa e riempire la mente di chi ci governa, ma pare che spesso, una volta seduti sulle poltrone che contano, i pensieri e le attenzioni siano rivolti ad altro.
Spesso mi sono detta anche io pentita della scelta fatta nell'urna lo scorso giugno. Eppure, riflettendo bene, era chiaro sin dall'inizio che si sarebbe operato un meticoloso sistema di revisione.
Quello che mi sento di dire, spezzando una lancia in favore del nuovo governo cittadino, è che mi pare che ci sia la volontà di definire le operazioni e gli operatori in maniera chiara, come un ente pubblico è tenuto a fare. La cultura è certamente importante, ma non mi sento di dire che i mercatini di natale siano cultura, o che lo sia la sola mostra di Manet, o ancora che lo siano gli spettacoli di capodanno in piazza. La cultura è qualcosa che ci costruiamo noi stessi in primis nel privato. 
Una città può fare tutte le mostre che vuole, ma se esse continuano ad avere prezzi proibitivi per le famiglie, queste ne resteranno tagliate fuori: un biglietto che costa 15 euro a persona è qualcosa di folle per una famiglia con bambini! Possibile che i grandi pensatori dell'ultimo minuto, che si stanno scagliando contro questa sindaca che "ha cancellato tutti gli eventi", Questo propri non lo capiscano?
Per forza di cosa, ai miei figli la cultura la faccio respirare nei musei, nelle piazze piene di monumenti e di storia. Non mi pare che si stiano chiudendo i musei o radendo al suolo le piazze. Proviamo a valorizzare di più i simboli di cultura stanziali e duraturi: forse è questa la strada?
Inorridisco a sentire certe alte cariche governative dire che il Natale è il momento fondamentale per il commercio...non sono una cattolica integralista, ma per favore, proviamo almeno a non dire certe bestemmie.



lunedì 24 ottobre 2016

ESTER

Venerdì mattina in metro incontro Ester.
Fuori piove che la metà basta e fa freddo. In metro siamo tutti schiacciati con gli ombrelli gocciolanti pressati contro le gambe, le facce grigie e l'espressione di chi proprio non ha voglia.
Poi è arrivata Ester, in braccio alla sua mamma. Ester ha quattro giorni, e dorme appoggiata al petto della sua mamma. 
Quando le vediamo arrivare si fa a gara a chi le offre per primo il posto: se ne liberano tre simultaneamente. 
Non riesco a resistere e appena riesco a intercettare lo sguardo della mamma, le chiedo subito il nome e il tempo della creaturina. 
"Ester è un bellissimo nome!" le dico. Il volto della mamma si illumina, e mi spiega che l'hanno deciso nel momento stesso in cui è nata.
Ci mettiamo a chiacchierare, insieme ad altre due mamme sedute con noi.
Il papà resta sempre in piedi, vicino, vigile, ma sorridente.
La mamma è un po' preoccupata per l'allattamento al seno che non è partito benissimo, e noi tutte a confortarla e a dire che certamente si metterà in quadro. E poi si parla della fascia per portare i bimbi in braccio, il passeggino con l'ovetto, che è scomodo, i vestitini, che a volte sono troppo piccoli e costano cari...
Arrivo alla mia fermata, saluto e faccio gli auguri ai genitori. 
Scendo, e mentre scendo mi accorgo che la metro è più luminosa, dove è seduta Ester, brilla. 
Ester è stato un fiorellino in mezzo al grigio asfalto. 
Grazie Ester, tu non lo sai, ma hai migliorato la giornata a tutto il terzo vagone della metro delle 9.05.


domenica 9 ottobre 2016

I grandi e i Bambini

Inizio col botto per la Scuola quest'anno: cattedre ancora scoperte, con l'Ufficio Scolastico Regionale che si giustifica dicendo che non può preveder certe situazioni con largo anticipo, ma soprattutto, la diatriba del "panino libero".
I cortili delle scuole, da sempre luogo di incontro preferito per chiacchiericci leggeri e incentrati sui troppi compiti o troppo pochi, sono diventati come non mai cenacoli di discussioni auliche, dove le parole si sprecano in difesa di diritti acquisiti, alcuni negli anni passati, altri più recentemente.
E giù parole in difesa delle posizioni del comune, o dei presidi, o delle maestre o dei genitori, o degli operatori scolastici, o degli operatori mensa…
”Io non pago le pulizie anche per i tavoli dove sporcano quelli che non pagano la mensa!”. ”La mensa è un momento formativo importante per socializzare”. “La mensa è cara e fa schifo!”. “Io al mattino non ce la posso fare a cucinare anche per il pranzo di mio figlio…”. “Con le cose più importanti che ci sono…se li portassero a casa i figli!”. “Bambini viziati!”. “Le fasce deboli le paghi il Comune!”.  “Non abbiamo gli spazi per scongiurare i pericoli di contaminazione”. “Non abbiamo il personale per controllare!”. “Gli fanno sempre troppa carne!”. “Chissà cosa gli daranno i genitori da mangiare…”…
Parole su parole, vomitate concitatamente, senza sentire né le proprie né quelle degli altri. Spesso capita un fatto strano: ognuno parla per sé, anche se in gruppo. Allora, sembra che ci sia un dialogo, ma in realtà sono tanti monologhi, per di più urlati.
Per non parlare delle chat. Entrambe le fazioni han la proprie, creando schieramenti virtuali che compongono una resistenza armata di paroloni e ideali, ora contro ora pro una o l’altra soluzione.
Poi ci sono loro. I bambini. Anzi, loro si meritano la maiuscola: i Bambini.
Loro nei cortili continuano, ignari, a giocare, senza chiedersi se tizio e caio mangino o meno il baracchino; loro vanno a scuola continuando a concentrarsi sulla lezione che ci sarà quel giorno, sulla figurina che il compagno gli ha regalato, sulla gomma che hanno perso e la mamma chissà che dirà, sulla nota che hanno preso, sul “Ci fermiamo ai giardinetti oggi che c’è…”, sul problema che hanno risolto di matematica e sul disegno stupendo che la maestra ha lodato davanti a tutta la propria classe.
Loro domande se ne pongono poche, perché hanno fiducia che i grandi penseranno a tutto. I grandi si faranno tutte le domande di questo modo e si daranno tutte le risposte che a loro piacerà darsi. Ai bambini non importa che nessuno, sino ad ora, si sia preoccupato di chiedere cosa pensino di tutto il teatro improvvisato. 
Loro sono tranquilli, perchè i grandi sanno sempre cosa fare e lo sanno fare bene...
Peccato che questa affermazione non sia vera, e in questa occasione, i grandi stanno dando prova del contrario...ma per loro fortuna i Bambini non lo sanno, continuano a giocare nei cortili delle scuole e a concentrarsi sulle lezioni che avranno a Scuola. per fortuna, per loro la Scuola è ancora Buona, con i suoi banchi a loro misura, le classi accoglienti, i disegni appesi. E chissenefrega se devono portare la carta igienica e i fogli: a quello ci pensano i grandi.




giovedì 8 settembre 2016

Una persona PICCOLA

Eccomi nuovamente qui, dopo l'estate, i bimbi sempre intorno, il marito stranamente pure...ma anche dopo il mare, che rinvigorisce il corpo e rinfranca gli animi, e la montagna che innalza gli orizzonti.
Sono tornata più carica, pronta a raccogliere le sfide che il nuovo anno, scolastico e lavorativo, vorrà lanciarmi. A volte, mi immagino il mese di settembre come un lupo dai denti aguzzi, nascosto dietro ad un cespuglio e pronto a balzarmi addosso.
Non sarà semplice, per me, questo settembre, certamente lo ricorderò per tutta la vita, per una serie di motivi, e sento già l'aria di un autunno che si avvicina e si appresta ad esser molto caldo.

In questi giorni, mi è capitato di definire una persona come "piccola", nè per la statura né per l'età, bensì nel senso di "meschina".
Questa mattina ho avuto una folgorazione, mentre ero ferma al semaforo e pregavo che diventasse rosso per l'autobus che dovevo prendere.
Il fòlgore che mi ha colpito il cervello mi ha fatto fare una riflessione importante: mi sono chiesta come mai si definisca "piccola" una persona meschina. 
Se penso al piccolo, non posso che fare pensieri teneri: piccoli sono i cuccioli, i bambini, i fiorellini, le manine, i giocattolini, insomma tutta una serie di cose o persone dotate di suffissi che ne inteneriscono il nome di origine. 
Ecco, sì, per me piccolo è sinonimo di tenero, il più delle volte. O, banalmente, di ridotto nelle misure, e proprio per questo più tenero del corrispettivo più grande.
Una persona piccola per me è un bambino, e i bambini sono grandi dentro, poichè non hanno i limiti che abbiamo noi, quelli dettati dalla consapevolezza di troppe cose, dalla responsabilità che ci dobbiamo accollare, dall'insoddisfazione personale, dalle malelingue, dal nervoso il lunedì mattina e l'ansia la domenica sera, dai soldi che non bastano mai, dal cosa cucino anche se ho il frigo pieno,...
Perciò, faccio una proposta: cambiamo definizione e se vogliamo dare del meschino a qualcuno diciamogli che è una persona "adulta". 
Non "vecchia", perchè gli anziani sanno tornare davvero bambini. 
"Sei davvero una persona adulta" per me racchiude tutto il disprezzo per una condizione di limitatezza mentale e, soprattutto, sentimentale. 

Quando sono salita sull'autobus, che per fortuna aveva beccato il rosso, ho pensato che andare a piedi fa bene anche al cervello.




mercoledì 6 luglio 2016

SILENZIO, SILENCE, الصمت, МОЛЧАНИЕ, STILTE, 安静, 無言

Il Silenzio può cambiare il mondo.
Un giorno intero di silenzio...è inimmaginabile. C'è sempre qualcosa di più importante da dire, da fare, che non ammutolirsi.
Ma pensate quanto potrebbe portarci di buono lo stare zitti per un giorno intero. 
Il far tacere le cazzate più assurde, che prima salgono dallo stomaco al cervello e poi da lì discendono per arrivare alla lingua e uscire tra i denti spalancati sguaiatamente.
Silenzio. Come prima di entrare nei santuari, o nella cameretta dove dorme un bambino.
Silenzio. Come prima di dare una risposta importante.
Silenzio. Come quando non si vuole offendere.
Silenzio. Come quando si vuole riflettere.
Un giorno intero così potrebbe cambiare il mondo, perchè allora saremmo costretti a guardaci dentro e vedremmo l'immenso vuoto che paradossalmente ci riempie. 
Vedremmo la paura che ci attanaglia e che esorcizziamo con l'indecenza. 
Vedremmo l'invidia che ci divora. 
Ma io credo che anche il più marcio tra gli uomini riuscirebbe allora a vedere le soluzioni che ci erano sino ad allora sfuggite. Vedremmo la pietà, la mitezza, la concretezza al servizio dell'altro. Vedremmo con chiarezza dove andare e se stiamo sbagliando.
Io sono convinta che il Silenzio cambierebbe il mondo.

venerdì 1 luglio 2016

BUD

Bud Spencer se ne è andato e me ne dispiaccio molto. I suoi mitici film hanno costellato la mia infanzia e li associo sempre alle sonore risate di mio padre.
Non sapevo, però, che quella dell'attore fosse solo una minima parte della sua spettacolare vita.
Sapevo del nuoto, questo sì, ma di tutto il resto...
Ha collezionato una notevole quantità di esperienze che gli hanno permesso di vivere densamente. Esperienze che hanno reso unica la sua esistenza, eclettica, straordinaria, "spericolata" direbbe Vasco: l'Ambasciata, gli elicotteri, le strade del Sud america, la musica, la letteratura... Quando ne ho sentito parlare mi sono immaginata i mitici anni Settanta, che nelle foto sembrano perennemente sotto filtro Instagram, quando tutto era possibile con il desiderio di fondo, quando tutti erano più aperti e una cosa bastava volerla per ottenerla, i Settanta delle esagerazioni e delle conquiste, delle novità, del mondo da scoprire, delle opportunità.
Ora il mondo intero è sotto lo scacco delle regole, ogni cosa è al proprio posto, immobile, polverosa, pesante. Se vuoi fare il gelataio, non puoi improvvisarti, devi avere un titolo, devi essere certificato, devi avere un'etichetta. Siamo la società delle etichette, che poi però non le legge nemmeno, ma almeno ce le ha ed è più tranquilla così, perchè sembra che ci sia più ordine, mentre in realtà sotto la patina oleosa si muove una palude instabile.
Carlo Pedersoli, ossia Bud Spencer, è stato definito da sua figlia "un uomo libero".
Ho pensato che è proprio bello potersi definire liberi: liberi dalle ansie, liberi dai gioghi, liberi dalle tentazioni, liberi dalle paure, liberi dai legami sbagliati, liberi di scegliere, liberi restare, liberi di andare, liberi di parlare, liberi di muoversi, liberi di pensare, liberi di fare, liberi di essere.
Ho pensato che quando non mi piace qualcosa, in quel momento non sono libera, poichè quel qualcosa mi sta stretto, mi impedisce i movimenti, mi imprigiona. E però non è così semplice liberarsi: poichè nella vita ci sono tantissimi vincoli che servono anche a tenerla in piedi, come un'impalcatura.
L'esempio più eclatante: alla stragrande maggioranza delle persone non piace il lavoro che fa, ma gli serve per campare e non può mollarlo. E quindi?
La fantasia è la copertura che ingentilisce l'impalcatura, la rende un po' più gradevole agli occhi, soprattutto ne maschera l'asprezza e la freddezza.
Abbiamo due possibilità: o copriamo l'impalcatura con un velo dorato e tiriamo avanti, a volte sporgendoci un po', ma senza mai abbandonarla, oppure strappiamo il velo, smontiamo tutto e ripartiamo da capo.
Non c'è una sola strada giusta.



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