Mi interrogo spesso, anzi sempre, sul Tempo e mi piacerebbe smettere di farlo.
Il Tempo ha assunto un'importanza sempre maggiore nella mia vita.
Indubbiamente è colpa anche delle vicende che l'hanno costellata sino ad ora, certo. E intendo le vicende negative ed impegnative.
Il Tempo che fugge, che scappa dalle mani - ma per andare dove??? - per colpa di impegni non cercati, non voluti, assolutamente sgraditi.
Faccio una di queste cose odiose, mentre invece vorrei fare altro... ma perchè?
E' una condanna, se ci penso: perchè è una condizione che mi si ripropone quotidianamente.
Già, il Quotidiano: anche quello è Tempo. Ma, chissà perchè, esso ha meno valore ai miei occhi.
Risulta essere il tempo dello scontato, del banale, dello sgradevole pragmatismo.
Eppure mi dimentico che le grandi idee nascono in giorni qualunque; che la vita stessa cambia nell'improvviso di un giorno qualunque.
E' in una crepa dell'ordinario che germoglia il seme dello straordinario, che è stato lasciato chissà quando e chissà da chi e pian piano, con il suo Tempo, si è fatto strada verso l'evidenza. E nessuno sa dargli una grandezza, a questo tempo; nessuno sa quantificare il cambiamento: quanto ci ha messo la mia vita a cambiare la propria rotta, quanto ci ha messo un'idea vincente a maturare sino ad essere percepita dalle mie sinapsi.
No, non sono capace di percepire quel tempo che scava, quel tempo che accumula, quel tempo che arricchisce qualcosa che non è monetizzabile. E non percependolo, non sono in grado nemmeno di apprezzarlo.
Ecco dunque che mi resta il tempo del cruccio per quello che avrei voluto e non ho.
Ma perchè questo tempo del negativo assuma più importanza e significato del resto del tempo, ancora mi sfugge. Come se fosse possibile che la mia vita fosse fatta di sì da tempo per la parte meno gradevole delle stessa, che risulta ad oggi essere anche la maggiore - stando a quello che è il mio attuale sentire - e per il resto da una non meglio identificata sostanza eterea capace di donare sollievo in rare, rarissime occasioni.
Capisco, mentre scrivo, che se fossi capace di iniziare a leggere il tempo, soprattutto quello sospeso, quello quotidiano, mi renderei conto dell'immensa ricchezza fatta di opportunità che io per prima mi lascio sfuggire dietro la definizione di "quotidiano" inteso come "scontato": un caffè, un bacio, una parola. Nulla di scontato. Perchè possono essere la crepa dello straordinario.
Oppure possono anche essere l'ultimo

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