Davvero un inizio scuola diverso dal solito.
Personalmente non mi sono mai sentita così agitata come
quest'anno.
Oltre all’ansia che sempre mi accompagna quando ci sono eventi che coinvolgono i miei bimbi, e parlo di ansia normalmente “buona”, ossia quella che mi fa amplificare le emozioni perché è come se rivivessi occasioni che mi sono capitate anni prima, quando ero io nei panni della figlia; ora ci sono attenzioni e preoccupazioni latenti, nei confronti di una realtà che dovrebbe trasmettere, invece, fiducia e sicurezza.
È proprio questa assurda dicotomia che stona e mi fa
stonare, che confonde e non mi permettere di riavvicinarmi a quel mondo che
abbiamo tanto invocato.
E questa è la seconda incoerenza che mi anima in questi
giorni: ciò che ho sperato tanto in tempo di lockdown, ossia la ripresa delle
attività di scuola e socializzazione, ora mi spaventa.
Mi preoccupa la possibilità che si possa essere coinvolti in
un contagio e nella conseguente quarantena: sarebbe una realtà così complicata
anche solo da pensare, figuriamoci da vivere.
Come ogni cambiamento, anche questo mi spaventa e credo che
lo faccia perché stiamo vivendo una condizione completamente sconosciuta.
Ho interrogato i miei figli, per sondare il loro sentire: come
al solito, sono riusciti a stupirmi.
Non v’è traccia, in loro, di alcuna delle mie paure, a conferma del fatto che i nostri figli non sono una nostra estensione. Per loro
la Scuola continua ad essere il luogo che hanno lasciato mesi fa.
Sono felici di rientrare, e la stessa felicità l’ho scorta
nei loro insegnanti, emozionati davvero. È stato bello rivedere quei volti, che
ci hanno infuso fiducia e speranza anche quando di speranza sembrava essercene
poca.
Io, invece, guardo a quegli edifici che tanto mi erano
famigliari, come a luoghi minacciosi, sconosciuti; luoghi di formalizzazione e
inquadramento di una nuova realtà, una realtà che lascia poco spazio alla
fantasia perché, ora, è il tempo della concretezza arida e sterile, aggettivo
davvero azzeccato.
Sì, è davvero un inizio scuola diverso dal solito.
Mi sento
di paragonarlo al mare piatto e minacciosamente calmo, con l’orizzonte cupo che
ne segna il confine. Io vedo le nubi, ma forse dovrei imparare a godere dell’assenza
delle onde e fidarmi di chi mi dice che il vento le porterà via.
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