Oggi l'ho fatta proprio grossa.
Oggi 6 febbraio è il giorno dei
calzini spaiati e io mi sono completamente dimenticata di fare indossare a mio
figlio i calzini spaiati.
Non solo!
Io di solito
metto il pantalone per andare in ufficio; ebbene proprio oggi ho deciso di
infilare una gonna e quindi il relativo necessario collant, che ovviamente non
puoi spaiare.
Niente. Niente.
Ho toppato in pieno. Soprattutto ho toppato, se consideriamo che sono una mamma
care giver, e quindi, io per prima, avrei dovuto ricordare questa ricorrenza.
Tra l'altro, le
maestre me lo hanno anche scritto nel diario.
Insomma, non ho
scuse.
Mio figlio
anche aveva ben presente la questione, ma ovviamente povero cucciolo, non si è
ricordato questa mattina, di spagliarsi i calzini. Ci avrei dovuto pensare io a
ricordarglielo. Ma non l'ho fatto.
In più, sono
anche, assieme ad altre persone, fondatrice di un comitato che si occupa di
inclusione dal punto di vista della disabilità! Insomma, veramente sono proprio
imperdonabile!.
Con il cuore
gonfio e il capo cosparso di cenere, mi sono avviata al lavoro, pensando e
ripensando a questa mia mancanza; pensando e ripensando a quanto fossi stata
meschina.
Poi, sarà stata
l'aria della città, sarà stata la metropolitana, sarà stato il traffico. Oppure
semplicemente saranno stati i quattro
passi che sono riuscita a fare mentre arrivavo in ufficio, fatto sta che la
mente mi si è un pochino più concentrata. Ha iniziato a tralasciare il
problema, o meglio, ha iniziato a circostanziarlo meglio. Allora, mi sono domandata: Qual è il problema?
Mi sono
dimenticata una ricorrenza. OK.
E allora mi
sono detta: perché è un problema, se me la dimentico io? E non lo è se se la
dimentica, per esempio, mio marito. Oppure, uno dei fratelli di mio figlio.
Oppure qualcun altro ancora che sta al di fuori della nostra cerchia, e la
disabilità, neanche la vive.
Perché diventa
un problema, se l'ho dimenticata io, e non lo è se la dimentica qualcun altro.
Ecco, allora mi
si è chiarito il punto: il problema, in realtà, ero io.
Ossia, come mi
sono posta, come madre-caregiver, di fronte a questa ricorrenza da me
dimenticata.
Mi sono posta,
appunto, come madre, ossia, come ruolo che per forza di cose mi competete e
come idealizzazione del ruolo che la società, ma anche i miei familiari, la mia
cerchia di amici mi cuciono addosso. E poi ancora, soprattutto, il ruolo che mi
cucio addosso io. Eccolo il problema. In effetti, mi sono preoccupata del
giudizio. Perché l'ho fatto?
Perché in questi anni molte volte mi sono
scontrata con il giudizio gratuito.
Giudizio gratuito che mi è spesso piombato
addosso da persone amiche, persone verso
le quali ho nutrito fiducia e che dunque avevano pieno accesso al mio cuore e
ai miei sentimenti, e che
dunque sono riuscite in qualche modo, a
segnarmi. Magari inconsapevolmente, però lo hanno fatto. Il che non significa
che non sia stato altrettanto doloroso. L'attenzione sul giudizio mi ha fatto
capire
quanto sia
facile appunto giudicare senza sapere. Ed ecco che ho potuto riflettere anche
su un altro tema: quello della disabilità invisibile.
Mio figlio, ha
una certificazione, ma non rientra in una di quelle disabilità facilmente
riconoscibili. Tant'è che molto spesso mi sono sentita dire: Va beh, ma che
cos'ha? Che sarà mai? Ognuno è fatto a modo suo. Certo. Tuttavia, io mi scontro
quotidianamente, ormai, con la consapevolezza che, per lui, il domani sarà
diverso. E lo sarà soprattutto a causa di una società assolutamente
insensibile. E lo sarà anche per via del fatto che io non ci sarò sempre.
Questi pensieri, ovviamente, cozzano con le frasi che mi sono sentita dire in
questi anni. E che ogni tanto mi sento ancora dire. E che comunque fanno male.
Ecco, giudizio, gratuito. Un giudizio che però oggi ho espresso anche io verso
di me. E allora forse, anziché dirmi che ho sbagliato mel non ricordare una
ricorrenza, come quella dei calzini spaiati, che, per carità, nasce proprio per
sensibilizzare le persone, ma finisce poi per essere ricordata magari solo in
certi ambiti, come può essere la scuola dove in realtà i bambini questa
sensibilità non hanno bisogno che venga suscitata poiché già la posseggono di
loro, ecco forse anziché giudicarmi per questa mia mancanza dovuta ai mille
pensieri che una donna può avere come donna che lavora , come donna che cura la
casa, come donna che cura la propria famiglia, o come donna che cura se stessa,
ecco avrei dovuto dirmi che sbagliavo nell'emetterlo, quel giudizio. Perché
giudicarsi senza sapere è quello che ho fatto anche io, verso di me questa
mattina.
Ossia, ho messo
in secondo piano quello che è stato il mio vissuto degli ultimi giorni. Ho
coltivato, piuttosto, quello che è il senso di colpa, che invece mi accompagna
da anni; senso di colpa perché voglio costruirmi un futuro professionale,
voglio impegnarmi nella mia crescita personale, voglio coltivare le mie idee e
i miei sogni. E a volte mi sembra che tutto questo possa rubare del tempo alla
persona, alle persone, che hanno bisogno di me. In realtà, dovrei ricordarmi
che anche io ho bisogno di me...
