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Sono Daniela Spagnolo, Divulgatrice di Gentilezza e Inclusività, Scrittrice di Donne, Blogger, Founder of @kindpowity_bydanielaspagnolo. Nel 2018 esce "Il silenzio del Tempo", edito dalla casa editrice 96-Rue-de-la-Fontaine. Nel 2021 è la volta di "Dora", un noir dai tratti gotici, pubblicato con la LFA PUBLISHER, che si pone l’ambizioso obiettivo di essere il primo di una serie tutta ambientata nella medesima cittadina. Nel 2022 arriva "Piccolo Diario di una Cicatrice", ancora edizioni LFA PUBLISHER: un libro interattivo per provare a ripartire dalle proprie cicatrici. Sempre con LFA, nel 2024 esce “L’Urlatrice”, seguito di Dora, e dunque nuova avventura per l’Ispettore Greco. Vivo a Grugliasco alle porte di Torino (la mia città natale), e sono naturalmente spinta verso l’impegno sul territorio, che nel 2023 trova realizzazione nella costituzione del PRIMO GRUPPO DI LAVORO sulla DISABILITA’ – GRUGLIASCO, naturalmente evoluto nel evolvendo nel COMITATO SPONTANEO per la SENSIBILIZZAZIONE VERSO LA DIVERSITA’ E LA FRAGILITA’ - “INCLUSIVA-MENTE GRUGLIASCO “. Scopri di più su quello che faccio: linktr.ee/daniela.spagnolo_scrittrice

venerdì 6 febbraio 2026

LA (NON) GIORNATA DEI CALZINI (NON) SPAIATI - Un'occasione per perdonarsi

Oggi l'ho fatta proprio grossa.

Oggi 6 febbraio è il giorno dei calzini spaiati e io mi sono completamente dimenticata di fare indossare a mio figlio i calzini spaiati.

Non solo!

Io di solito metto il pantalone per andare in ufficio; ebbene proprio oggi ho deciso di infilare una gonna e quindi il relativo necessario collant, che ovviamente non puoi spaiare.

Niente. Niente. Ho toppato in pieno. Soprattutto ho toppato, se consideriamo che sono una mamma care giver, e quindi, io per prima, avrei dovuto ricordare questa ricorrenza.

Tra l'altro, le maestre me lo hanno anche scritto nel diario.

Insomma, non ho scuse.

Mio figlio anche aveva ben presente la questione, ma ovviamente povero cucciolo, non si è ricordato questa mattina, di spagliarsi i calzini. Ci avrei dovuto pensare io a ricordarglielo. Ma non l'ho fatto.

In più, sono anche, assieme ad altre persone, fondatrice di un comitato che si occupa di inclusione dal punto di vista della disabilità! Insomma, veramente sono proprio imperdonabile!.

Con il cuore gonfio e il capo cosparso di cenere, mi sono avviata al lavoro, pensando e ripensando a questa mia mancanza; pensando e ripensando a quanto fossi stata meschina.

Poi, sarà stata l'aria della città, sarà stata la metropolitana, sarà stato il traffico. Oppure semplicemente saranno stati  i quattro passi che sono riuscita a fare mentre arrivavo in ufficio, fatto sta che la mente mi si è un pochino più concentrata. Ha iniziato a tralasciare il problema, o meglio, ha iniziato a circostanziarlo meglio. Allora,  mi sono domandata: Qual è il problema?

Mi sono dimenticata una ricorrenza. OK.

E allora mi sono detta: perché è un problema, se me la dimentico io? E non lo è se se la dimentica, per esempio, mio marito. Oppure, uno dei fratelli di mio figlio. Oppure qualcun altro ancora che sta al di fuori della nostra cerchia, e la disabilità, neanche la vive.

Perché diventa un problema, se l'ho dimenticata io, e non lo è se la dimentica qualcun altro.

Ecco, allora mi si è chiarito il punto: il problema, in realtà, ero io.

Ossia, come mi sono posta, come madre-caregiver, di fronte a questa ricorrenza da me dimenticata.

Mi sono posta, appunto, come madre, ossia, come ruolo che per forza di cose mi competete e come idealizzazione del ruolo che la società, ma anche i miei familiari, la mia cerchia di amici mi cuciono addosso. E poi ancora, soprattutto, il ruolo che mi cucio addosso io. Eccolo il problema. In effetti, mi sono preoccupata del giudizio. Perché l'ho fatto?

 Perché in questi anni molte volte mi sono scontrata con il giudizio gratuito.

 Giudizio gratuito che mi è spesso piombato addosso da persone amiche,  persone verso le quali ho nutrito fiducia e che dunque avevano pieno accesso al mio cuore e ai miei sentimenti, e che

 dunque sono riuscite in qualche modo, a segnarmi. Magari inconsapevolmente, però lo hanno fatto. Il che non significa che non sia stato altrettanto doloroso. L'attenzione sul giudizio mi ha fatto capire

quanto sia facile appunto giudicare senza sapere. Ed ecco che ho potuto riflettere anche su un altro tema: quello della disabilità invisibile.

Mio figlio, ha una certificazione, ma non rientra in una di quelle disabilità facilmente riconoscibili. Tant'è che molto spesso mi sono sentita dire: Va beh, ma che cos'ha? Che sarà mai? Ognuno è fatto a modo suo. Certo. Tuttavia, io mi scontro quotidianamente, ormai, con la consapevolezza che, per lui, il domani sarà diverso. E lo sarà soprattutto a causa di una società assolutamente insensibile. E lo sarà anche per via del fatto che io non ci sarò sempre. Questi pensieri, ovviamente, cozzano con le frasi che mi sono sentita dire in questi anni. E che ogni tanto mi sento ancora dire. E che comunque fanno male. Ecco, giudizio, gratuito. Un giudizio che però oggi ho espresso anche io verso di me. E allora forse, anziché dirmi che ho sbagliato mel non ricordare una ricorrenza, come quella dei calzini spaiati, che, per carità, nasce proprio per sensibilizzare le persone, ma finisce poi per essere ricordata magari solo in certi ambiti, come può essere la scuola dove in realtà i bambini questa sensibilità non hanno bisogno che venga suscitata poiché già la posseggono di loro, ecco forse anziché giudicarmi per questa mia mancanza dovuta ai mille pensieri che una donna può avere come donna che lavora , come donna che cura la casa, come donna che cura la propria famiglia, o come donna che cura se stessa, ecco avrei dovuto dirmi che sbagliavo nell'emetterlo, quel giudizio. Perché giudicarsi senza sapere è quello che ho fatto anche io, verso di me questa mattina.

Ossia, ho messo in secondo piano quello che è stato il mio vissuto degli ultimi giorni. Ho coltivato, piuttosto, quello che è il senso di colpa, che invece mi accompagna da anni; senso di colpa perché voglio costruirmi un futuro professionale, voglio impegnarmi nella mia crescita personale, voglio coltivare le mie idee e i miei sogni. E a volte mi sembra che tutto questo possa rubare del tempo alla persona, alle persone, che hanno bisogno di me. In realtà, dovrei ricordarmi che anche io ho bisogno di me...




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