Dal diario segreto di una donna qualsiasi:
“Oggi è stata la festa della donna e la mia giornata è stata
davvero speciale.
A cominciare dal risveglio, e assolutamente dopo che glielo
ricordassi io, tutti membri della mia
famiglia si sono prodigati in auguri mugugnati mentre camminavano in corridoio
per andare verso il bagno: ma è ovvio, perchè appena svegli neanche si
ricordano il proprio nome, poverini.
Ho rassettato la casa, tutta, perchè come la metto a
posto io non lo sa fare nessuno, mandato dei messaggini precompilati alle mie
amiche, nei quali dicevo loro quanto siamo forti che riusciamo a fare sempre
tutto; preparato e servito il pranzo, rimesso a posto la cucina, controllato i
compiti del piccolo, passato a trovare i miei genitori.
Insomma in un attimo era già sera. La sera di una
giornata davvero speciale, proprio come una festa. La nostra festa.
Ovviamente, nessuno si è ricordato di portarmi uno
straccio di mimosa: ma meglio così, perchè poi appassisce”
Oggi non è la “Festa” della donna.
Oggi è la Giornata Internazionale della Donna.
È qualcosa di più di una festa. È una celebrazione, riconosciuta
oltre ogni barriera linguistica, culturale, geografica, di cosa vuol dire ESSERE
donna, ricordando le lotte che si sono affrontate nel passato per ottenere
diritti che oggi sembrano scontati; le disparità ancora esistenti in ambito
lavorativo e, più in generale, pubblico; il peso della cura che ancora grava pesantemente
sui membri femminili delle famiglie; quell’offuscante e opprimente sensazione che
ci fa interrogare sull’opportunità o meno di prendere una decisione per noi
stesse, prima che per coloro con i quali condividiamo il nostro cammino.
L’8 marzo è questo. E se tu, donna o uomo che sia, ancora lo
chiami festa, allora appartieni ad una cultura che giustifica concessioni,
molestie, derisioni, violenza, disparità, e non riconosce il vero valore alla
persona, donna o uomo che sia.

